Sezione Live Reports
Brutal Assault 2016
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L’estate è ormai finita e così anche la mie avventure Open Air di quest’anno. Ho provato per la seconda volta nella mia vita l’ebbrezza di partecipare a due festival in fila uno dopo l’altro, con un solo giorno di riposo come inframezzo, e come la prima sono tornata a lavoro più stanca di prima. Il rancoroso tempo di quest’anno non ha certo aiutato: se il 2015 è stato l’anno più caldo in assoluto lungo la mia ‘carriera’ da animale da festival, il 2016 è stato il più freddo. Se poi parliamo del Brutal Assault in particolare, devo purtroppo dire che questa edizione si posiziona nella parte più bassa della mia personale classifica degli eventi, nonostante ovviamente il bill sia stato come sempre spettacolare.

 

Concentriamoci per ora sulle band e lasciamo perdere il freddo, i pazzi, e in generale tutti gli inconvenienti del caso per parlare della musica (torneranno poi nella seconda parte del report, non temete).


Siccome sono estremamente di parte e ovviamente non ho avuto la forza ne l’importante dono dell’ubiquità, mi concentrerò solamente sulle band che più mi sono piaciute. Ecco a voi la mia personale playlist del Brutal Assault 2016.

 

 

(Clicca sull'immagine per sentire la playlist)

 

 

Mastodon - High Road

I Mastodon sono una di quelle band che anche se vedi per la prima volta e non hai la più pallida idea di come fa una loro canzone, ti rendi conto che sono talmente grandiosi ed epici che non puoi fare a meno di scaricarti tutta la discografia appena arrivata a casa. I nostri si aggiudicano lo spot da headliner del primo giorno e si ritrovano una fiumana di gente davanti al palco. Con la loro presenza stoner, la giacca con le frange e il muro di amplificatori i nostri si esibiscono in uno show spavaldo, tranquillo ma di ottima qualità, esibendosi con alcune delle canzoni più amate del repertorio.

 

Chelsea Wolfe - Abyss

La mia impressione è che prima che Chelsea Wolfe venissa messa nel running order del festival praticamente nessuno sapesse della sua esistenza. Eppure questa leonessa non è nuova del mondo della musica: il suo primo album è datato nell’ormai lontano 2006 (Mistake in Parting). Con il suo drone folk, o come si vogliano definire queste sonorità oscure, pesanti e grezze, miste a litanie vocali che rendono il tutto una sorta d’ode alla malinconia e alla morte, Chelsea ipnotizza il pubblico ceco, che il più del tempo resta muto e immobile di fronte a lei. L’atmosfera stessa è fortemente caratterizzata da luci bianche e rosse in un che illuminano da dietro i musicisti, rendendoli di tanto in tanto delle figure irregolari e abbozzate nella composizione del palco. Chelsea Wolfe non guarda spesso davanti a sé, se non durante le performance, mentre canta: per il resto è concentrata sulla sua chitarra, immersa nella sua catarsi.

Non ho ben idea del perchè la newyorchese abbia deciso di intraprendere un tour in Europa esattamente in questo periodo: Abyss è una release ormai vecchia e non sembra esserci niente di pronto all’orizzonte. Potrebbe essere un modo per preparare il terreno in nuovi mercati; sicuramente dopo questa performance ha guadagnato un sacco di seguaci in più.

 

Ihsahn - Celestial Violence (feat. Einar Solberg)

Passiamo alle mie due band preferite del corrente anno: Ihsahn con i suoi giovani baldanzosi musici e i Leprous.

(Gli Ihsahn hanno perso tuttigli strumenti all’aeroporto, by the way).
Piazzata sotto il palco mentre il leader degli Emperor fa il soundcheck alla chitarra (guardandosi intorno spaesato perchè non funzionava un cazzo come voleva lui - io lo so, ne ho viste di queste facce prima d'ora) mi domando: perchè alla batteria, al basso e alla tastiera, ma soprattutto alla tastiera, non compaiono le facce di quei bei ragazzotti dei Leprous? Sembrerebbe proprio che i due progetti abbiano preso strade diverse ormai. Ora, io non dico che Ihsahn non riesca e non possa gestire un palco da solo, considerando l’esperienza, la professionalità e soprattutto il carisma, ma - seriously - i ragazzi di cui si è circondato, benchè bravissimi, sono proprio giovani. Voglio dire, sembrano stiano facendo un saggio di fine anno all’accademia di musica invece che un concerto metal. Il tastierista poi è l’apoteosi: sorride costantemente. A volte ride. Per quale motivo, io mica l’ho capito.

Per l'ultima canzone Ihsahn invita his brother Einar Solberg al featuring di Celestial Violence, presente in Arktis, ultima sua release. Brano col più grande impatto scenico, sebbene Einar, quando non sta dietro una tastiera, si muove in maniera piuttosto bizzarra.

Per quanto riguarda i Leprous, me li mettono a notte fonda, e questo è male. Sono diventata una pantofolaia, sono vecchia insomma, e a maggior ragione con freddo e pioggia potete ben capire in che stato sono arrivata all'ultimo gruppo della giornata. Figuratevi me medesima, morta di sonno, che si accaparra un misero pezzettino laterale sulle transenne, mentre un tizio ubriaco da Pasqua 2015 continua a cadermi addosso, pretendendo tra l’altro di essere sobrio e in attesa dell’esibizione della band. Immaginatevi il mio nervoso, aumentato dal fatto che la band ci mette circa un eone per fare il soundcheck, con la tastiera che non va ed Einar che importuna tutti i roadie sul palco (anche quelli che stanno a sistemare i microfoni della batteria) a cui non importa una beata fava se il suo microfono o quello dei suoi scagnozzi funziona o meno. Poi il chitarrista si mette a controllare i messaggi su Whatsapp e comincio a temere di finire a letto alle ore 6 per vedermi dieci minuti di concerto. Ma no, si comincia.

Non mi sembrano molto in forma, d’altronde l’orario li penalizza. Anche Einar, non so, sembra piuttosto giù di corda, sebbene agiti le braccia come un uccellino che cerca di volare.

 

Ufomammut - Stigma

Chiamati all’ultimo momento per sostituire gli Electric Wizard, fermati all’aereoporto per una questione di visti (!), i nostri riescono a infilarsi su uno dei palchi principali grazie a qualche raccomandazione (avendo firmato per la Neurot Records, label fondata da alcuni fra i membri dei Neurosis). Scherzo. Anche i piemontesi salgono tardissimo sullo stage, circa verso l'una se non ricordo male. Ottima risposta del pubblico, sebbene a me non sembrano proprio un gruppo da palco principale ma più da piccole venue. Ottimo gruppo in generale, che non ha niente da invidiare ad altre band europee.

 

TesseracT - Of Mind,Nocturne

I TesseracT sono una progressive boy band. Seriamente, con il loro Daniel Thompsonn alla voce e la quantità di ragazze sotto lo stage, non saprei come definirli altrimenti. Musicisti di tutto rispetto, atmosfere da album mantenute live, in generale una band accattivante con una buona proposta musicale. L’unica pecca: se cambiano cantante sono spacciati. Non a livello vocale (Daniel è bravo, ma non è un genio) ma a livello scenico, poichè gli altri sembrano più dei turnisti con il pallino della tecnica ai massimi livelli. Ci saranno anche gli intenditori, tra le fila dei loro fan, ma se togli la poca presenza scenica che hanno si riduranno a gruppo underground.

 

Ministry - Perma War

Omioddio l’amore per i Ministry. Ne avevo sentito parlare anni prima, ovviamente, ma non mi ero mai interessata troppo da ricercarne la discografia. Che cosa mi sono persa! Ho assistito al primo concerto a Wacken, dove calcavano uno dei palchi principali, con una scenografia di tutto rispetto; ma sebbene lo show del Brutal Assault fosse più contenuto e senza pretese nulla si può dire dell’appeal della band e dell’aura decadente che li circonda.

Thumbs up per il bassista in prestito, Jason Christopher, leader dei Prong e musicista coi controcazzi, e ovviamente per Al Jourgensen, mente del gruppo.

 

Satyricon - Mother North

Li abbiamo visti al Rockharz, annoiati ma pur sempre maestosi, e abbiamo la fortuna di reincontrarli qui, in terra ceca. Il live show non si discosta poi molto da quello a cui ho assistito il mese prima, anzi sembra che Satyr sia piuttosto monotono: l’introduzione ai 25 anni di Nemesis Divina (auguri!), finale con Mother North come ultima canzone del Giubileo, il discorsetto ‘eh sì, lo so che volete sentire King, ma non c’era in Nemesis. Però dai la facciamo lo stesso’ e gli sperticati ringraziamenti alla folla. C’è un che di estremamente educato ed affascinante in quest’uomo, senza contare la bravura tecnica del resto della band. A questo proposito, grande stima per Anders Hunstad, misterioso tastierista e live member dei Satyricon dal 2011, che nonostante l’atmosfera da stage riesce a stare a braccia conserte e sguardo vacuo nei momenti di riposo, fregandosi di tutto ciò che lo circonda. Non dico l'headbanging, ma cristo.

 

MONO - Cyclone

I MONO sono una delle grandi aspettative del Brutal Assault, insieme a Chelsea Wolfe, o per lo meno sembra così parlandone con metalheads a caso. Eppure, nonostante la forte aspettiva, gli organizzatori riescono a infilare la band nell’Oriental Stage, piccolo palcoscenico situato all’interno della coorte dell’Octagon. Ora, non vi dico il delirio per entrarci, senza parlare dell’assemblamento di gente, le file di persone che si dirigevano ai palchi principali, la security,... brutta, bruttissima idea. La band si esibisce con discreto successo e sono di poche pretese. Li ho visti piuttosto spaventati mentre vagavano nella zona del Meet and Greet.

 

Neurosis - Belief

I Neurosis sono gli headliner per eccellenza. Nonostante li abbiano messi all’ora di cena i nostri si aggiudicano il premio di migliore folla davanti ai palchi principali. Concerto piuttosto interessante, dominato da chitarre pesanti come è giusto che sia per il genere.

 

Animals As Leaders - Physical Education

Per tutti coloro che non sopportano i tecnicismi nel metal (cioè persone tipo me): ricredetevi. Quando vi vedete tre ometti vestiti male salire sul palco e tirare fuori da una chitarra e un basso cose inimmaginabili vi si aprirà un mondo. Bravissimi gli Animals As Leaders, che durante il pomeriggio del secondo giorno danno un senso alla mia vita con il loro progressive estremo. Da notare l’outfit del bassista, che sembra appena uscito dal cantiere.

 

Monarch! - Blood Seeress

I Monarch sono una band drone metal proveniente da Bayonne, in Francia. In tour con i connazionali Year of No Light (che fanno tutt’altro genere, per altro), si ebisiscono come ultimo gruppo della giornata, alle due di notte. Come sopra, rimanere sveglia fino a quest’ora è stato a dir poco doloroso. I ragazzi sono bravi, peccato che peccano un po’ di originalità, soprattutto se parliamo delle urla della cantante che, per carità, sono insolite etc., ma son sempre le stesse, identiche, uguali, non importa che bravo stiano suonando.

 

Thaw - Afterkingdom

Terminiamo la playlist con un’altra interessante rivelazione: i Thaw. Conobbi la band quando recensii i loro split con gli Outre, già presenti sulle pagine della webzine. Ebbi poi la possibilità di vederli live ad Aprile al Doom Over Leipzig, dove si esibirono sia all’UT Connewitz sia all’Institut für Zukunft, dove si esibirono in una sorta di djset noise fuori di testa. Stanno facendo faville, questi polacchi, e a ben donde ricevono tutte queste richieste: il loro live show è un mattone terribile, con ghiaccio secco fino a piangere gli occhi e luci talmente abbaglianti da sfuocare i contorni delle persone presenti sul palco. Vederne le facce è praticamente impossibile: io stessa in tre live non saprei riconoscerne neanche uno. Ma è il bello del set, così particolare e affine al genere che si propongono di suonare.

 

 

Per quanto riguarda la musica è tutto, ma ovviamente il Brutal Assault, come ogni esperienza open air, non è solo questo. Speciale menzione va:

  • Un gruppo di francesi fastidiosissimi, dediti a un gioco che consiste nel piazzare una bottiglia d’acqua in mezzo a due squadre, che devono riuscire a buttarla giù con una palla e finire la loro birra prima che un componente della squadra avversaria riesca a rimetterla in piedi. (Che esista un vincitore non ci è dato sapere, suppongo che il gioco termini quando alcuna persona di entrambe le squadre riesce a rimanere in piedi). Tra di loro ricordiamo Fiorello, membro di spicco della compagnia, con il classico codino che tutti noi ci ricordiamo sul presentatore ai tempi di Karaoke, con la parlantina a cenni offuscata dall’alcool e una voglia di ballare che levati.

  • Il cinema Horror, che più che adempiere al suo scopo originario è diventato una sorta di accampamento per poveri ubriachi o semplicemente infreddoliti fruitori del festival. Specialmente dopo le 11 le persone che dormivano sulle sedie superavano il numero dei cinofili. Stessa storia nel bar situato nella stessa stalla dei cavalli, dove da area super cool quale doveva venire fuori (con djset drone/noise/martial) è risultata anch’essa un confortevole e tiepido alloggio.

  • Ogni tipologia di ubriaco, da quelli che strepitano, a quelli che dormono distesi sul tavolo mezzi ignudi e con i pantaloni calati. I molesti che ti toccano, quelli gentili che ti chiedono se vuoi salire sulle loro spalle per vedere il concerto o fare foto.

  • Il nostro rapporto continuativo con gli stand vegani - in particolare l’enorme mole di euro devoluti alla causa degli Hare Krishna - e la breve ma intensa storia d’amore con uno dei proprietari della sala da the mobile (che alla fine della spiegazione mi promette: ‘se torni domani ti faccio trovare il latte di soia’. Poi io non sono tornata, e credo di avergli spezzato il cuore.)

Il Brutal Assault rimane il mio festival preferito per due motivi principali: l’economicità dell’avventura e il bill, sempre di estrema qualità. Che dirvi quindi per concludere? Anno freddo, un po’ sottotono, all’insegna del drone e dello sludge, con alcune scomode novità (vedi il metodo di pagamento contact less) ma necessarie.

 

 

Tutte le foto a cura di Stefania.