Sezione Live Reports
Niccolò Fabi @ Teatro Romano
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Il cantautore romano Niccolò Fabi, sbarca a Verona in un Teatro Romano al limite della capienza; sono tanti anni che assisto a concerti in questa location ma non mi era mai capitato, nemmeno per Patty Smith, giusto per fare qualche nome, di vedere così tante persone sparse tra platea e gradinate.
Il concerto è introdotto dal musicista Wrongonyou, che con i suoi arpeggi e la sua voce che ricorda vagamente quella di Paolo Nutini, intrattiene il pubblico fino all’arrivo di Fabi, purtroppo la maggior parte dei presenti ha dato poco credito a questo giovane ragazzo e lo ha ascoltato in maniera distratta, un’ occasione persa per scoprire qualcosa di diverso nel panorama musicale moderno fatto di comparse da talent show.
Senza dire una parola Fabi, che per questo tour si fa accompagnare dal cantautore  torinese Bianco e dalla sua band, sale sul palco con alle spalle uno sfondo blu e intona Una somma di piccole cose; il pubblico lo segue attento senza fiatare, ascoltiamo, in un’atmosfera quasi intima, ossimoro dato il sold out, Ha perso la città e una quasi sussurrata Facciamo finta, vedo i brividi di emozione attorno a me, Niccolò nonostante non spicchi per doti vocali è in grado di emozionare chiunque lo ascolti, riesce a toccare le corde più profonde della tua anima, e anche i cori che lo supportano sono perfettamente in sintonia con il clima da lui creato. La scaletta continua con i brani dell’ultimo disco, La filosofia agricola, arrangiata in levare e Non vale più. I musicisti sul palco sembrano un unico grande suonatore, cambiano postazioni e strumenti in continuazione, quello che un secondo prima stava suonando il basso, poco dopo lo ritrovi dietro una batteria.
Il pubblico a cinque pezzi dall’inizio è ormai in piena balia di Fabi, ho avuto la sensazione che, anche se avesse cominciato a cantare la lista della spesa avrei visto scendere lacrime dagli occhi dei presenti, sbalorditivo vedere come una sola persona riesca a coinvolgere così tanto un intero teatro, per fortuna però il brano che ha intonato poi non parla di pomodori e litri di latte, ma di un amore bello e puro come solo Niccolò sa raccontare in Una mano sugli occhi.
A questo punto il cantautore romano si ferma per spiegare in che maniera strana sia nato il suo disco paragonandolo ad un tavolo di legno costruito da un artigiano che non voleva metterlo in vendita.
Arriva poi il momento dei pezzi più vecchi di Fabi, Ostinatamente che non risente per nulla dei suoi anni ed E’ non è, dove trovano spazio anche assoli di chitarra e basso; Niccolò ha trovato il modo di non relegare i musicisti sul palco ad un semplice ruolo di turnisti, ma di renderli protagonisti.
Arriva poi una della mie preferite Il negozio di antiquariato che Fabi esegue in un’insolita versione voce e piano, la platea esplode; con Ecco i toni si fanno più forti con distorsioni e il basso che diventa protagonista.
Trova spazio nel concerto anche il richiamo ad un progetto a cui Fabi tiene molto Medici con l’Africa Cuamm. Oriente che fa saltare il pubblico sulla sedia e Vento d’estate che stranamente non risente della mancanza dell’amico Gazzè ci traghettano al progetto più recente di Fabi “un gruppo di cantautori in via di sviluppo” che esattamente un anno prima si era esibito in Arena con il loro disco Il padrone della festa, in onore di quella serata che a dire di Fabi gli ha cambiato la vita “ a Verona mi succedono sempre cose …” dice quasi commosso, canta Giovanni sulla terra, Solo un uomo e Costruire dove il pubblico e Niccolò sembrano stringersi in un caldo abbraccio, ed esattamente, come un anno fa, inizia una standing ovation, cosa che visibilmente spiazza tutti.
Il concerto si conclude con in assoluto la mia preferita Lasciarsi un giorno a Roma, dove il pubblico abbandona le proprie sedie e corre a ballare sotto il palco, in tantissimi altri concerti questa cosa avrebbe provocato un momento di caos generale con la sicurezza che si affanna per far tornare tutti al loro posto, ma , e ve lo confesso questa cosa mi ha colpito davvero, è sta stessa crew di Fabi a rassicurare i bodyguards e a dire che va tutto bene, più che un concerto mi è sembrata una grande festa. Chiaramente Niccolò non poteva congedarsi così dal suo pubblico che lo ha venerato per quasi due ore arriva quindi il primo dei due bis Vince chi molla, e , proprio perché come dicevo prima Fabi rende protagonista anche chi suona sul palco con lui, duetta con Bianco in Aeroplano, un brano dello stesso del cantautore torinese. 
Il concerto sembra finito ma c’è spazio ancora per un ultimo bis, il pubblico sembra non essere mai sazio di canzoni, è la volta di Lontano da me con cui Fabi prende davvero congedo dalla platea ancora sotto il palco a ballare.
Sono davvero rimasta colpita dall’amore incondizionato e dalla devozione che Fabi è riuscito a far nascere nel suo pubblico che non si è risparmiato applausi, sorrisi, lacrime e che ha seguito con un’attenzione religiosa tutto il concerto, d’altro canto anche Fabi, Bianco e compagni non si sono risparmiati e quasi come davanti allo specchio hanno saputo dare al pubblico quello che loro stavano ricevendo, è davvero sorprendente quando la musica riesce a creare questa empatia tra chi sta sopra e chi sta sotto il palco; uno spettacolo che credo si ripeta ad ogni singolo concerto.
Fra poco più di un mese partirà una seconda trance di concerti, andateci, non ne rimarrete delusi.