Sezione Live Reports
30/11/2015A cura di: Vì
SpeedFest 2015 - Klokgebouw, Eindhoven (NL)
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Arrivo nel pomeriggio, a festival avviato. Cammino dalla stazione centrale fino al Klokgebouw (ex fabbrica della Philips riconoscibile dal grande orologio blu su una facciata laterale) e il panico sopraggiunge vedendo una fila letteralmente chilometrica all'entrata della venue. Tutto fumo e niente arrosto: si entra dopo nemmeno venti minuti. Come ad ogni festival decente non è permesso l'ingresso con cinture, cibo e bevande. Il guardaroba costa 5 euro più altri 5 di caparra da ritirare a fine festival, chiavi permettendo. La struttura è quasi perfetta: all'ingresso si trova la FOOD COURT con salottini e dj-set tamarri di prima scelta, mentre internamente ci sono tre stage: due minori - WRECKER e THRASHER - e uno principale, il DEMOLITION (i bagni sono megagalattici, ma stanno solo in questa sala). Sugli spalti del Demolition c'è persino un mercatino con CD, vinili, merch e abbigliamento alternativo. Ogni gruppo viene presentato on-air da un membro dei caratteristici Peter Pan Speedrock, figli dell'ex The Rambler di Eindhoven, nonchè organizzatori e produttori del festival. Se non avete idea di chi siano i suddetti PPS, rimboccatevi le maniche e documentatevi. Tipo QUI.

Corro subito dai Pro-Pain. Cerco di darmi un contegno ma il mio corpo non collabora a causa dei riff superpotenti. Come giustamente nota il mio collega, comunque, "dei Pro-Pain ascolti un album e li senti tutti".
A stapparmi le orecchie da quei bassi ci hanno pensato Nick Oliveri and the Mondo Generator con il loro alternative rock alticcio e graffiante. 

Rimango al Demolition in attesa degli Obituary. Belli, bravi e americani. Scapoccio dall'inizio alla fine senza pause, anche perchè con loro diventa difficile spottare i singoli pezzi... Comunque, un live degno di nota: setlist da paura, tecnica musicale e intesa uniche, pubblico in delirio e sound ottimo. La vera sorpresa avviene quando Peres scende personalmente a consegnarmi il plettro. 

Improvvisamente felice come una cocainomane in overdose, vado allo Wrecker Stage dove suonano i cari vecchi stravisti Napalm Death. Arrivata a metà esibizione riesco comunque a concludere che l'indoor restituisce una certa dignità al gruppo: c'è violenza 

nell'aria quasi come ai vecchi tempi, ma la professionalità, l'energia e l'interazione intelligente col pubblico rimangono il loro tocco di classe. Aumentano a vista d'occhio le birre volanti. 

Passaggio a bassa quota dagli High On Fire per poi scappare in cerca di conforto dai Crobot. Rock pesante schiaffatoci in faccia con una presenza scenica all'apice della leggerezza. Animale da palco scenico, il cantante ricorda una creatura mitologica a metà tra Conchita Wuerst, Mick Jagger e Gesù. La sua preoccupazione di sfamare i metallari sottopalco con scream e growl è pari a zero. Basta l'espressività per segnare una marea di punti a favore della band americana. 

 

Volo dai Carcass convinta che "tra cinque minuti avrò un'emorragia celebrale da incubo". 

E invece NO; resto ad ascoltare i nuovi pezzi ciondolando innocuamente finchè non tirano fuori Incarnated Solvent Abuse e Heartwork. La verità è che i Carcass odierni si trovano a fare i conti con una line-up ridicola e con delle tracklist, invece, da orgasmo. Nessun'anima pia allo Speedfest sembra impazzire per loro, ma l'insuccesso è un concetto troppo infinitamente distante dai Carcass. Sul finale anche Bill Steer cede emotivamente e manda un tipo della crew a consegnarmi il pick. ESTASI. Missione Deathcrusher completa!

Verso le 22:00, a movimentare di brutto il Klokgebouw è Danko Jones. Ottimo l'approccio del Mandarino col pubblico. Tutte le canzoni istigano al ballo demenziale mentre il tempo vola quanto la birra. C'è allegria nel pogo violento sotto gli occhi del trio. C'è che Danko Jones è e si conferma nuovamente rock leggero da pura baldoria. Ormai si cammina sopra a fiumi di birra e cartoni stracciati. Pattiniamo allegramente da uno stage all'altro.


Cambiamo scenario con i Refused. Finalmente degli svedesi con stile, sempre tra il punk e il retrò, slanciati... ma necessariamente anni '70. Più che commentare la performance superenergica che tutti già si aspettavano, vorrei soffermarmi su quanto la band si connetta ogni volta col mondo circostante. Dal ricordo solenne degli attentati di Parigi fino alle considerazioni femministe che hanno ispirato Kill The Man, tutto è oggetto di comunicazione col pubblico. Impegno sociale e musica vanno di pari passo chez eux. E poi il tour fa sold-out. E poi un bordello memorabile sottopalco. 


A cacciarci via dal festival (ma non ultimi a suonare) sono i padroni di casa, che indicono un minuto di silenzio per commemorare le vittime del Bataclan. Mancata l'esibizione degli Eagles Of Death Metal a causa della carneficina del 13 novembre durante il loro show a Parigi, il programma ha subito modifiche decisive. La comunità rock/metal modiale ha dimostrato grande unità e compostezza al momento opportuno, e noi da Eindhoven siamo stati parte di tutto ciò. Immenso rispetto per gli EODM
Si riprende a far casino sbandierando alta la voglia di vivere.
Altro che Danko Jones... Qui si cade proprio in stile domino fino in fondo ai cessi. Abbracciati e uniti in nome della birra. Probabilmente il 90% degli spettatori locali era già andato a cena con i PPS in passato, per questo il loro concerto si tramuta presto in un house party a volumi prepotenti. 

Allettata da un treno diretto - infine, tra l'altro, inesistente - per Utrecht alle 02:45, abbandono il Klokgebouw senza neanche dare un'occhiata ai The Vintage Caravan. Con tanto, tanto rimorso. In realtà so che un sabato del genere, in Olanda, come in questo specifico momento storico, non si ripeterà mai più. Mi godo a posteriori l'unicità di questo festival piccolo e variegato, piacevole extra del viaggio in Olanda a pochi giorni dal mio compleanno. Consigliato a chi snobba il depressive metal, a.k.a. chiunque cerchi della rumorosissima convivialità alcolica.

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