Sezione Live Reports
Deathcrusher Tour 2015
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Io i concerti migliori li scopro per caso: normalmente mi perdo dietro il susseguirsi di news di brand new tour di band fantasmagoriche che girano l’Europa in due settimane. E’ il caso di questo Deathcrusher Tour, che porta i Carcass a esibirsi con il loro ormai non più così fresco di stampa Surgical Steel, insieme a band di tutto rispetto, per non dire di altissimo calibro come Voivod, Obituary e Napalm Death, e per concludere gli svizzeri Herod che portano un pizzico di novità e un fresco sound accattivante, un buon aperitivo per aprire la serata.

 

Ma parliamo della data al Täubchenthal di Lipsia, non molto lontano dal centro della città ma comunque situato in luogo a metà fra una periferia industriale e il nulla. Fortunatamente i mezzi pubblici funzionano bene in Germania e raggiungo facilmente la venue, ma arrivo appena in tempo per i Napalm Death, perdendomi Voivod ed Herod.

 

I Napalm Death sono in ottima forma, sebbene non troppo dinamici sul palco; buona la resa del suono, limpida con i diversi strumenti ben bilanciati fra loro, il risultato non troppo rovinato dal cemento che ci circondano (certo che scrivere così su una band grindcore fa un po' ridere...). I nostri gridano, 'esplodono' e aizzano la folla, che sotto il palco è veramente frenetica e porta a un moshpit ininterrotto, sebbene non esagerato. Insomma, la risposta del pubblico è notevole, i pezzi sono per lo più vecchie glorie, Mark "Barney" Greenway intrattiene il pubblico con i suoi monologhi impegnati e l’atmosfera si fa decisamente calda.

Passiamo agli Obituary e senza che ne renda conto sono sotto il palco. L'impressione generale che ho guardandoli è che non sono proprio ‘brillanti’: suonano bene, precisi, potenti, ma in generale non mi coinvolgono. Sarà la presenza statuaria del cantante, che a parte muovere ritmicamente le braccia insieme ai passaggi più coinvolgenti della batteria non fa molto altro, sarà che il pubblico cerca di riprendere le forze in attesa del gran finale, ma il loro live, sebbene sentito dai fan più sfegatati, è quello che reputo più banale.

 

Per i Carcass mi trovo in un ottima posizione: in alto, sugli spalti, esattamente sotto la testa dell'ultimo acquisto, Ben Ash. E parlando di lui, devo dire che dalla performance vista nel 2013 al Brutal Assault (una delle prime dopo la release di Surgical Steel, credo) è migliorato parecchio. In generale i ragazzi sono molto carichi e portano a casa uno show fantastico. La performance si regge principalmente sull'ultima release che è ben conosciuta e lodata dal pubblico, a differenza del solito clichè però-prima-era-meglio-sono-diventati-commerciali. Pochi gli evergreen, con ovviamente Heartwork da gran finale, immancabile, ma anche pezzi che non brillano più di tanto nella produzione dei Carcass, come Keep On Rotting in the Free World.

 

 

Bill Steer e Jeff Walker godono di ottima forma e non hanno niente da invidiare ai loro bandmates più giovani. Ottima equalizzazione dei suoni, soprattutto relativa alla voce, con la nuova serie di effetti alla Unfit for Human Consumption ma che contraddistingue questo nuovo giro di boa dei nostri.

 

Concludiamo la serata con richieste di bis e tris, ma ovviamente appena lasciato il palco i roadie cominciano a smontare. Gironzolo nel locale per un po', sperando di incrociare Bill o Jeff, ma ovviamente non si fanno vedere, a differenza di Snake e Shane Embury. Non mi resta che tornare in ostello, sperando di vederli presto in qualche altra parte d'Europa.