Sezione Live Reports
Brutal Assault: day 4
a2015_11_05_07_37_08_Hellcome.jpg

Come l’anno scorso il Brutal Assault decide di dedicare parte dei suoi spazi a mostre fotografiche e artistiche. Quest’anno sono ben tre: la prima, situata al Brutal Centre, riguarda il 20° anniversario della manifestazione. Lo spazio è decorato da cartelloni che mostrano l’evoluzione del festival, dalla sua fondazione fino al 2014, e in questi si susseguono foto, articoli di giornale, descrizioni e locandine da poter ammirare e commentare. Vicino alla parete, meno tenuta in considerazione, è presentata brevemente la storia e la cultura della Repubblica Ceca e di Jaromer: foto storiche, cartine topografiche ottocentesche, descrizioni di antiche consuetudini si alternano sulle schede bianche con sfondo nero. In fondo alla sala, per chiudere il tutto, è presente uno stand del merchandise, interessante ma niente a che vedere con quello principale, situato all’entrata dell’area concerti.

 

Come l’anno scorso troviamo all’Octagon uno spazio espositivo, anche quest’anno suddiviso fra una mostra fotografica e una pittorica. Una serie di riproduzioni delle famosissime foto di Peter Beste ci accoglie vicino all’area del meet and greet (causando un po’ di problemi di movimento quando arrivano le band più famose a firmare autografi). Peter Beste è un fotografo statunitense famoso per via dei suoi lavori   riguardanti l’ambiente black metal, specialmente quello norvegese. Concepisce e partecipa al documentario True Norwegian Black Metal, dove intervista e vive nella casa sperduta di Gaahl, intervistandolo sulla sua concezione della vita e sulle sue passate esperienze.  Il video, che verrà realizzato da Vice USA, fornisce uno spaccato di uno dei più controversi attori della scena black metal norvegese, spaventosa sia per le sue atmosfere sia per i crimi legati ai suoi adepti. Gli scatti realizzati in quel periodo narrano di una vita quotidiana particolarmente grottesca, con facepainting, capelli tinti di nero e croci inondate di sangue.

 

Durante la sua carriera David Glomba ha illustrato le cover di molti album importanti. In occasione della ventesima edizione del festival ha curato le decorazioni dell’Orient Stage, situato nel cortile a cielo aperto dell’Octagon, al cui interno vengono proposte alcuni sue creazioni. Il punto focale dell’intera mostra è il fuoco: nei dipinti compare sempre un ambiente infernale, il cui un solo soggetto – o un gruppo di soggetti – è centrale ed è in continuo divenire. E’ frequente l’utilizzo dei rettili, di per sé creature considerate infide nell’immaginifico religioso delle principali religioni monoteiste, che si fondono col corpo umano, mai rappresentato nella sua interezza. Glomba ha grande cura dei dettagli nel disegnare scheletri ed ossa, carne e sangue, catapultandoci in un mondo dipinto in nero e rosso, una landa popolata da mostri.

 

Lasciamo da parte l’arte visiva e concentriamoci su questo ultimo giorno di festival: ad aprire la nostra critica sono i Procession, band doom metal proveniente dal Cile. Ottima scelta quella di iniziare con melodie profonde e vibranti, tempi lenti e calzanti, peccato che invece di essere in un bar fumoso nel bel mezzo della notte siamo sotto il sole cocente delle due di pomeriggio. I nostri si dimostrano preparati a gestire un live di quelle dimensioni e affascinano il pubblico con la loro musica. Il chitarrista, copia quasi sputata del più noto Bill Steer, rasenta il masochismo e si veste completamente di pelle. Il sound complessivo è originale e la resa è ottima.

 

Passiamo da un doom rock oscuro e sensuale al teatrale black sinfonico dei Carach Angren. Gli olandesi si esibiscono al Metalgate, nel bel mezzo di un pomeriggio caldissimo, con face painting e cuoio dappertutto. Io personalmente sto male per loro a vederli conciati così, ma non sembra soffrano le difficili condizioni del momento, anzi ci dedicano uno show veramente coinvolgente, con Seregor che si impone sulla scena con l’attitude di un attore consumato. Show piuttosto breve che avrebbe fatto sfigurare alcune band esibitosi sui palchi principali nel medesimo slot.

 

Al tramonto assistiamo ad un altro progetto unico nel suo genere: i Rome. Il progetto di Jerome Reuter ha ormai virato verso sonorità più veloci e potenti, ma non dimentica di presentarci pezzi classici di preciso stampo dark folk. I pezzi si susseguono piuttosto fluidi, senza molte pause, e i musicisti danno prova di grande professionalità. Jerome è un leader carismatico ma umile, e ottiene velocemente il favore del pubblico, sebbene il particolare genere presentato al palco del Metalgate. Il ritmo del concerto è comunque più lento rispetto a quello dei palchi limitrofi, il volume non è distruttivo e l’atmosfera è sognante.

 

Il cantate dei Sólstafir si presenta sul palco dello Jagermeister indossando un cappello da poliziotto. Nel complesso gli islandesi hanno fatto una buona impressione, con il loro sound cristallino avanguardistico.

 

Passiamo al clou della serata. Dopo aver incrociato Dani Filth in zona stampa, ci accingiamo a vederlo dal vivo con i suoi Cradle of Filth. Il tempo passa per tutti, e pure per lui: e questo non gli ha fatto molto bene. La prima cosa che noto è che fa un uso tremendamente irritante delle urla in scream, totalmente scollegate con l’andamento della performance: sembra quasi voglia fare vedere quanto sia bravo a buttare voci a destra e a manca, senza badare all’impatto generale che ne deriva. A esclusione di questo, Dani rimane ancora un ottimo cantante, sebbene come presenza scenica abbia perso parte del suo fascino. Peccato per le voci di background, specialmente quella della tastierista Lindsay Schoolcraft, non pervenuta alle nostre orecchie. In generale i Cradle of Filth mantengono la loro teatralità e fanno il pieno di pubblico.

 

Chiudiamo la ventesima edizione del Brutal Assault con una band di tutto rispetto, gli At the Gates. Un death metal potente, veloce e hardcore: non ci si può proprio lamentare di Tomas Lindberg e soci. Il pubblico stesso partecipa con mostruosa energia alla performance e ben presto parte un violento pogo proprio di fronte al palco, senza contare che gli At the Gates stessi cercano il contatto col pubblico, stringendo mani stando più vicini alle transenne possibile.

 

Al termine del quarto giorno è bene tirare le conclusioni di questo ventesimo: un buon anno, con band di tutto rispetto, specialmente orientate ai grandi miti degli anni ’90. Probabilmente un tributo alla fondazione del Brutal Assault, o forse una semplice scelta organizzativa. Il caldo allucinante ha effettivamente smorzato un po’ l’entusiasmo, e speriamo che per il prossimo anno le temperature saranno più sopportabili - anche per le nostre api metal, decimate dalla siccità ma comunque presenti dappertutto, sottocassa, tra la folla, tra la birra. Nuove sonorità e nuovi gruppi si sono affacciati e starà al pubblico decretarne la vita e la morte, mentre i grandi nomi del panorama hanno fatto (quasi) sempre sognare. Insomma, rispetto per il 20° anniversario, e arrivederci al prossimo agosto!

 

Tutte le foto a cura di Vale

 

Tag in questo articolo

#procession #carachangren #rome #solstafir #cradleoffilth #atthegates