Sezione Live Reports
Brutal Assault: day 3
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Il caldo è insopportabile e comincia a irritarmi. E’ impossibile dormire in tenda e ormai i nostri vicini le provano tutte per riposarsi qualche ora in più: si trovano persone distese su materassini e stuoie ovunque ci sia un po’ d’ombra, gente svenuta in ogni angolo un poco fresco disposta nelle maniere più strane (e gente che la scavalca senza battere ciglio). Personalmente decido di combattere l’inferno bevendo acqua e redbull ininterrottamente fino alle due (più o meno) e stranamente mantengo la mia sanità mentale. Evitiamo i palchi fino alle tre quando salgono i polacchi Decapitated allo Jägermeister. Il gruppo di Krosno è reduce da un recente cambio di line up che porta alla sostituzione del batterista, ma questo non sembra segnare la loro performance. I nostri propongono un quarantina minuti di veloce e ben eseguito death metal. La chitarra di Vogg è minuziosa ma risulta essenzialmente potente più nelle parti ritmiche che negli assoli. Seppur inseriti in uno slot piuttosto difficile da gestire (suonare nel primo pomeriggio non porta mai grandi affluenze) i nostri ricevono una buona risposta dal pubblico e riescono ad interagire, specialmente verso la chiusura, quando ripropongono i brani più gettonati, come la devastante Spheres of Madness.


Interviste ed altri impegni ci tengono occupate per un paio d’ore, ma torniamo sotto il palco verso le sei con lo shoegaze dei Lantlôs. Avevo grandi aspettative nei loro confronti, dovute anche grazie alla collaborazione di qualche anno fa con Neige, leader degli Alcest, di cui l’ultimo lavoro shoegaze mi aveva fatto apprezzare l’evidente cambio di rotta della band. E sebbene Melting Sun sia fondamentalmente un buon cd, i Lantlôs si prendono la medaglia come peggior performance da noi vista nel 2015. A onor del vero, il quartetto parte pure bene: sono ben preparati tecnicamente e, come accennato prima, i brani dell’ultimo album sono interessanti. Ma l’evidente mancanza di qualsivoglia carisma unita al nervosismo della giovane età (che non sempre è una scusante) porta i nostri a essere facilmente scambiati con un gruppo spalla formato da liceali che fatica a guardare oltre il manico della chitarra. Per un festival come il Brutal Assault una cosa del genere non è accettabile, tant’è che i nostri hanno alle spalle parecchi anni di carriera. Sono mosci, mancano di energia e d’intento.

Giusto giusto per l’ora di cena partono i Napalm Death. Pubblico più eterogeneo che mai: giovani ribelli di ogni nazione, etichetta e sesso, senza contare gli irriducibili fan segnati da improbabili bandane e da qualche anno di grind in più...  I testi violenti, la rabbia hardcore spinta all’estremo, le urla e l'irrequietudine del cantante Mark "Barney" Greenway sono ancora una volta gli elementi che contraddistinguono i Napalm e fidelizzano l'audience. Peccato per il grosso inconveniente tecnico, alla fine dell’esibizione, dove l’impianto elettrico sembra non funzionare più e i nostri sono costretti a terminare la performance solo con voce e batteria. Ma ai festival succede anche questo, e anzi gli inconvenienti capitano spesso: i fan perciò ne prendono atto e salutano i loro eroi.


Dulcis in fundo, in questa giornata più povera di live concert ma piena di altre attività (che esulano dal report) terminiamo con l’headliner della serata: i Sepultura. Ovviamente la quantità di pubblico è stratosferica e non se ne parla di attraversare il cortile della fortezza a meno di spintoni e sgomitate. La band brasiliana appare estremamente tranquilla quando sale sul palco, sebbene siano al Brutal Assault anche per festeggiare il 30° anniversario dalla nascita della band. E’ un po’ forzata questa situazione, considerando che ormai l’unico membro veramente storico presente nella band fino all’inizio dei tempi, è il bassista Paulo Jr, ma sicuramente fa piacere ai fan festeggiare la ricorrenza. Il concerto è grandioso ma non emoziona più di tanto; vengono proposti pezzi nuovi e pezzi storici, tra cui l’intramontabile Roots Bloody Roots. Sarà l’interpretazione un po’ sterile, sebbene il cantante Derrick Green sia estremamente caloroso e tenero, presentando addirittura la famiglia che si staglia dietro alle quinte, e i nostri cerchino di trasformare la performance in qualcosa di tribale, atavico, profondamente radicato nella cultura amazzone da cui prendono le loro radici.


Terminiamo la nostra penultima serata assistendo di striscio i Death DTA. Chi sono i Death DTA, direte voi. I Death si sono ufficialmente sciolti alla morte di Chuck Schuldiner e non esistono più, ma alcuni dei suoi membri hanno dato vita a questo gruppo cover vivente (o tributo, fate voi) il cui ruolo di leader (nel 2015, perché si parla dei DTA come ‘il progetto di mantenere in vita l’opera di Chuck da parte di chi gli voleva bene’ e i membri cambiano di anno in anno, secondo le loro possibilità di presenziare alle manifestazioni) è di Max Phelps (cantante dei Cynic), che possiede un carisma pari a quello di un comodino. Francamente non capivo il motivo per cui una manifestazione come il Brutal Assault permettesse di far salire una cover band del genere durante uno degli orari più importanti della giornata (stiamo parlando delle dieci di sera). Il motivo è puramente logistico (e commerciale): la folla davanti al palco è più numerosa di quella dei Sepultura.

 

Tutte le foto a cura di Vale