Sezione Live Reports
Brutal Assault 2015: day 1
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Per il ventesimo anno consecutivo il Brutal Assault apre i suoi cancelli e ci saluta con il suo Hellcome: Alone Music non si poteva perdere questa occasione e ha mandato due giovani damigelle alla volta di uno dei festival open air più importanti d’Europa.

 

Per festeggiare l’importante ricorrenza sono stati scelti headliner come Sepultura, Soufly, Cradle of Filth: insomma, gente che impazzava durante le decadi ’90 e ’00. Sia stata voluta o meno, al bill sono aggiunti anche delle band che hanno garantito consistenza al festival, dove per consistenza intendo del buono e sano black, death e in generale metal estremo: Decapitated, Cannibal Corpse, Kreator e così via. Non dimentichiamoci però di tutte quelle band che oltrepassano il confine dei generi più convenzionali e quindi non c’azzeccano poi molto con l’andamento della line up generale, ma che portano varietà e creano curiosità nell’ascoltatore: il nintendocore degli Horse the Band, il drone/noise dei SunnO))), il folk dei Rome e la musica tibetana dei Phurpa.

 

Il festival dista un paio d’ore da Praga, quindi immaginatevi il mio disappunto quando, all’aeroporto della capitale ceca, viene annunciato il ritardo del volo della mia controparte romana. Purtroppo, a causa dei problemi a Fiumicino, arriviamo a notte inoltrata all’area festival e ci perdiamo le esibizioni di Triptykon e Katatonia. Questi ultimi si presentano per il secondo anno consecutivo: infatti, a causa dei problemi avuti al suono durante il live dell’anno scorso, l’organizzazione ha pensato bene di ‘risarcirli’, mettendoli in prima serata e permettendo loro di fare un grande show. Almeno così mi pare, sentendoli dall’area camping, mentre cerco di montare in fretta e furia la nostra tenda.

 

Una puntata all’area press ed entriamo nel vivo di questa edizione, durante la performance dei Soulfly. La band brasiliana fondata dello storico chitarrista dei Sepultura porta i suoi a calcare lo Jägermeister stage freschissimi di nuova fatica in studio: a metà agosto debutterà infatti Archangel, dopo ben due anni dal passato e non troppo osannato Savages. Nell’ora a loro dedicata i nostri suonano pezzi vecchi e nuovi, dedicando la parte finale del concerto alla cover della band di origine di Cavalera, la famosissima Roots Bloody Roots. In generale la risposta del pubblico è molto buona; i suoni sono ben bilanciati, le mani sono sempre rivolte al cielo e la folla è estremamente numerosa ed è difficile per noi arrivare sotto il palco, anzi bisogna dire che proprio non ci proviamo nemmeno, preferendo piazzarci in posizione strategica sotto lo stage limitrofo, in attesa della band successiva.

 

I Mayhem salgono dopo un corposo soundcheck, in particolare legato ai suoni della batteria che vede la partecipazione di Hellhammer, con immensa gioia di noi stipati in transenna. Qualche minuto prima dell’inizio della performance viene posizionato un pesante podio che ospiterà la figura di Attila e nasconderà la batteria persino dalle visuali laterali. Non trovo sia stata una mossa intelligente, tant’è che il podio in questione rende gli spazi più piccoli e rende faticosi i movimenti sul palco. I componenti salgono in orario: ad accompagnare questa nuova formazione dei the True Mayhem abbiamo il veterano Teloc e l’ultimo acquisto Charles Hedger, o almeno così credo poiché arriva vestito di nero e coperto da un velo che gli nasconde la faccia e non mi permette di identificarlo. Setlist piuttosto scontata: si parte con Deathcrush, continuando con Freezing Moon e concludendosi con Chainsaw Gutsfuck; il resto non ci è dato sapere e nemmeno ci interessa più di tanto e così pare il pubblico che ascolta con deferenza un po’ annoiata i norvegesi. Non che non si impegnino, i Mayhem, anzi: persino Necrobutcher cerca di dare il meglio di sé, nonostante barcolli un paio di volte sulle sue stesse gambe. Quello che però mi ha più stupito è Attila, che appare in forma sia durante questo show sia in quello del giorno successivo con i SunnO))). Di questa figura catartica non riesco a comprendere come mai si ostini a portare sul palco oggetti di scena: per questo live abbiamo – siore e siori – un teschio e una lama arzigogolata d’acciaio che sbraita in giro pontificando dalla sua posizione privilegiata. In conclusione, come al solito i Mayhem vivono per il novanta per cento della loro storia e il restante per la loro immagine odierna. Ma la musica…

 

Siamo a notte inoltrata e non abbiamo ancora avuto il tempo di dare un’occhiata all’area festival: assistiamo perciò a una strana esibizione presso il Metalgate, dove un dj, un batterista e un pazzo assatanato che dovrebbe essere il cantante si esibiscono in una sorta di jam session pseudo-metal-dance-core dove il suddetto pazzo assatanato riesce addirittura ad appendersi all’impalcatura delle luci e a dondolarsi come una scimmia. Un concerto un po’ insolito, fatto forse per inaugurare lo stage e far fare quattro headbanging prima di andare a dormire.

 

Concludiamo questo primo breve giorno e ci dirigiamo in tenda: dobbiamo smaltire una giornata di disagi e avventure varie. Ci ritroviamo però a mangiare ai bordi della nostra tenda, chiacchierando con un paio di ragazzi romani nostri dirimpettai e cercando di evitare rogne con una comitiva di polacchi ubriachi.
Cose da festival, insomma.

 

Tutte le foto a cura di Vale

 

 

 

 

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#katatonia #soulfly #mayhem