Sezione Live Reports
Il libro di Morgan dal vivo @ Teatro Vittoriale
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Sabato 4 luglio è andato in scena all'interno della rassegna Tener-a-mente, presso il teatro Vittoriale di Gardone di Riviera quello che avrebbe dovuto essere Il libro di Morgan dal vivo spettacolo in 5 atti.

Dico dovrebbe perché quello a cui gli spettatori hanno assistito non si può definire certo uno spettacolo.

 

L'inizio dell'evento era programmato per le 21.30, ma per motivi non meglio specificati Castoldi si è presentato sul palco poco dopo le 23, gli organizzatori della rassegna per sopperire a questa assenza hanno pensato di far esibire il cantautore locale Joe Sanketti, lo sventurato, visibilmente impreparato a questa circostanza ha avuto l'ingrato compito di intrattenere un pubblico infastidito e annoiato, e, quella che sarebbe potuta essere una buona occasione per allargare il suo seguito si è trasformata in una Caporetto, oltre ai tributi dichiarati a Lucio Dalla con Anna e Marco, Vedrai vedrai di Tenco e la versione reggae di In un tempo piccolo di Califfano, i brani eseguiti dal musicista sono parsi a molti una brutta scopiazzatura di pezzi di Caposella, Cammariere e Concato.

Un buon esecutore ma al momento completamente privo di uno stile personale.

Quando finalmente Morgan sale sul palco, parte del pubblico ha già lasciato l’arena, i fedelissimi lo accolgono con poco calore e un po’ di fastidio.

 

Morgan è uno di quei personaggi che si odiano o si amano, credo che chi si sia approcciato a lui per la prima volta sabato sera o chi fosse ancora in fase di studio, ora propenderebbe per la seconda opzione.

Lo spettacolo, curato dalla sorella del musicista, costruito in 5 atti (Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio) dove si sarebbero dovuti alternare racconti autobiografici e brani dal vivo, si è trasformato in un labirinto di parole senza senso, dove lo stesso Morgan più di una volta si è perso.

Un’accozzaglia di concetti abbozzati e mai sviluppati; riferimenti a D’Annunzio, che dato il luogo in cui si svolgeva lo spettacolo era d’obbligo, per poi passare a brevi monologhi autocelebrativi che solo in alcuni tratti sono riusciti a strappare un sorriso al pubblico.

I pochi rimandi alla sua biografia che, probabilmente, viste le foto personali proiettate sullo sfondo, erano lo scheletro dello spettacolo, non sono bastati a dare un verso alla prova del Castoldi; pochi attimi e si ripiombava nei forzati nonsense che Morgan sembrava provare gusto a costruire.

Anche dal punto di vista musicale lo spettacolo ha lasciato a desiderare: pochissimi brani eseguiti al piano e con l’aiuto del fedele musicista Megahertz e del fagottista Marco Santoro, uno su tutti Heroes di David Bowie.

 

Nonostante la splendida cornice del Vittoriale, uno spettacolo ampiamente al di sotto delle aspettative. Peccato.