Sezione Live Reports
Brutal Assault: Day 4
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Siamo arrivati infine al quarto ed ultimo giorno del Brutal Assault 2014. Non c’è tempo di dispiacersene: siamo sporche, nervose e tanto tanto stanche. Io personalmente sogno un bagno ultra pulito in cui abitare per almeno una settimana e spero di non vedere più un bagno chimico in vita mia, sebbene ormai la mia resistenza alla puzza indicibile si sia notevolmente rinforzata. Nonostante i soliti inconvenienti (il caldo, ma soprattutto gli ubriachi e i pazzi di ogni genere) si torna nell’area concerti per ascoltare musica e conoscere tanta bella gente.

 


Cercando inutilmente di ripigliarci, assistiamo al primo concerto a metà pomeriggio con i Manes. Questa particolare realtà norvegese, reduce da diversi cambi di genere che sempre hanno sottolineato la loro originalità compositiva ai limiti dell’avanguardia, si è potuta esibire per due giorni differenti, venerdì in maniera totalmente acustica e sabato con un concerto ‘elettrico’ su uno dei palchi principali. Per quanto ci riguarda, assistiamo alla performance sul Jägermaister stage, meno atmosferica di quella precedente ma molto sentita da un pubblico che pare affezionatissimo e curioso. In questa particolare occasione, il combo norvegese propone in anteprima i pezzi che saranno presenti nel nuovo album, Be All End All, insieme ad altri più storici, apprezzatissimi dalla piccola folla che si assiepa alle transenne quasi vuote, sia per via dell’orario sia per il particolare genere proposto dai nostri, non proprio di facile fruizione. I Manes portano a casa un buon show, il primo fuori dalla patria dopo 11 anni di attività.

 


Cambiamo completamente genere con gli Impaled Nazarene. Con una folla piuttosto rimpolpata i blacksters finlandesi suonano con abile maestria, scatenando il , attivissimo per tutta la durata della performance.

 


Ci sarebbero tante altre band da ascoltare prima dei grandi big dell’ultima serata, ma le interviste e altri impegni ci trattengono fino all’inizio del concerto del Down. C’è chi lo ama, chi lo ritiene un po’ (!) pesante, ma Phil Anselmo ci tiene proprio a chiacchierare tra una canzone e l’altra. Forse è anche per questo che i suoi fan lo adorano, e non solo loro. Egli è il leader e il protagonista incontrastato della band, ed infuoca il palco con lo stoner rock più potente dell’intera manifestazione. Si vedono headbanging fino a dove occhio si riesce a posare: lo spazio davanti ai main stages si è infatti completamente riempito come ogni sera.

 


Lasciamo i Down e il mitico Phil per i Satyricon, cosa assai gradita dalla sottoscritta per due motivi: primo di tutti, ho finalmente la possibilità di sentire Mother North dal vivo, il che risulta una grandissima emozione, sia per la presenza del pubblico partecipe sia per la bravura dei musicisti; la seconda è che mi rifaccio gli occhi davanti a Satyr e Frost che, nonostante l’età, sono dei gran begli uomini. Ormoni a parte, i Satyricon sono forse il gruppo che mi è piaciuto di più in tutto il Brutal Assault, e non solo perché grandissimi autori di quel black ruvido che li contraddistingue, ma anche per l’atmosfera che hanno creato, dovuta principalmente al magnetismo del loro leader.

 

 

Grande ovazioni finale e passiamo ai Converge. Il loro metalcore mi appare un po’ troppo d’avanguardia, con frequenti cambi di tempo, e si possono notare alcune influenze legate ai Napalm Death. Una buona performance ma niente di entusiasmante: i nostri raccolgono un numero esiguo di affezionati, particolarmente partecipi verso la fine del concerto, come solito, quando vengono lanciati i cavalli di battaglia.

 


Chiudiamo la nostra avventura al Brutal Assault 2014 con i My Dying Bride, che si esibiscono a tarda notte. Gli inglesi hanno un grande impatto a livello scenico, creando un’atmosfera particolarmente densa, mentre la musica ha un gusto quasi teatrale. Lasciamo il main stage e la manifestazione con il sottofondo di The Crying of Mankind, dirette verso la tenda per riposarci un poco prima di dirigerci verso Praga.

 


La diciannovesima edizione del Brutal Assault si può considerare un edizione estremamente positiva: rispetto all’anno precedente ho potuto notare una migliore gestione dei palchi e dei suoni (a eccezione del casino avvenuto durante il concerto dei Katatonia, che veramente non mi so spiegare). Tanti grandi nomi si sono esibiti sui palchi e anche piccole realtà hanno portato in scena sonorità molto diverse fra loro ma ugualmente interessanti. Ogni anno lascio questo genere di eventi con il dispiacere di non aver potuto ascoltare molte più band di quelle a cui effettivamente ho dato attenzione, ma purtroppo è un pegno che si deve pagare quando si han a disposizione così tante proposte valide e poco tempo (e forza fisica). Altro non avrei da aggiungere, se non che ci rivediamo l’anno prossimo, per l’anniversario di questo pazzo pazzo festival.

 

 

Tutte le foto a cura di Vale