Sezione Live Reports
Brutal Assault: Day 1
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Da qualche giorno sento spesso parlare nei forum, ma anche durante i discorsi dei trve metallers (oddio), del medesimo argomento, o meglio sento fin troppo spesso pronunciare la fatidica domanda: ma tu ci sei mai stato a un festival metal? Uno di quelli estivi, belli grandi e famosi e con un bill mostruoso. Ci sei stato o no? Beh, allora non sai di che cosa stai parlando! (L’argomento può essere qualsiasi cosa, dall’ultimo concerto a cui è partecipato a qualche commento personale sull’ultima release pubblicata da qualche band, possibilmente abbastanza famosa da scatenare un acceso dibattito). Ve lo dice una persona che di festival ne ha visto qualcuno: questa cosa di essere automaticamente etichettati come dei veri metallari per via di un viaggetto in qualche nazione europea è uno dei più grandi miti da sfatare. Prendete la sottoscritta: di figure di merda durante questo Brutal Assault ne ho fatte, dal confondere i Bring Me the Horizon con gli As I Lay Dying, se non peggio (mi astengo nel rivelarle, potrei diventare seriamente oggetto di scherno). Nonostante tutto sono qui a sputare sentenze, come una brava redattrice dovrebbe fare, solo per il fatto che io ero là.

La sottoscritta e la Vale ci siamo gustate quattro giorni di puro delirio nella mecca del metal estremo; fra birra economica e tanto tanto sole assistiamo alla diciannovesima edizione del Brutal Assault, a Jaromer, in Repubblica Ceca.  Le band in cartellone sono come al solito validissime, fra nomi altisonanti e nuove scoperte, e l’atmosfera è sempre carica, una bomba pronta ad esplodere.
Jaromer, si sa, non è il posto più comodo da raggiungere in Europa. Il mio viaggio inizia con un volo mattutino Milano-Praga , fra famigliole in cerca di una vacanza alternativa e comitive di tamarri decisi a sfasciarsi completamente di alcool nella capitale ceca .  Dopo il ricongiungimento con la mia controparte romana e lo shuttle bus per la stazione ferroviaria, ci sorbiamo un viaggio in treno di due ore ,ra parole crociate e metallari barboni completamente ubriachi che smadonnano in ceco, e nel tardo pomeriggio si arriva alla nostra agognata meta. Ci accingiamo ad aspettare la giornata di mercoledì con la prima informata di bands, tra innominabili epiteti espressi da assai maleducati conterranei e nuove conoscenze.


Apriamo la nostra rassegna musicale con i canadesi The Agonist. All’oscuro del recente cambio di formazione, dove l’arcinota growler dai capelli blu, Alissa White-Gluz viene rimpiazzata – per decisione della band,a quanto dice lei in un comunicato sulla sua pagina Facebook– dalla grecoamericana Vicky Psarakis. Non ne sappiamo molto di quest'ultima, perciò ci troviamo un po’ spaesate a osservare questo clone fra Kelly Ousborne e Shakira sculettare e sorridere per il palco. La nostra non ha assolutamente alcuna esperienza a gestire la scena (e come potrebbe, visto la sua limitata carriera?). Il risultato è uno show totalmente sostenuto dal bassista, Chris Kells, sia a livello scenico che vocale: la ragazza non ce la fa. Avrà pure un bel sorriso, ma se il growl non si sente e fai fatica a stare dietro alle chitarre, beh, non ci si fa una bella figura. Peccato, perch´ i ragazzi sono un fiume in piena, e arrivati ormai alla piena maturità compositiva sono smorzati da questa loro rischiosascelta . Speriamo meglio in futuro.


Grandi delusioni, ma anche grandi scoperte durante questa prima giornata di festival: verso l’ora di cena assistiamo allo show dei Taiwanesi Chthonic, con un black metal melodico ed influenze orientali, si diletta a intrattenere una platea curiosa e piuttosto numerosa. Sebbene non sembrino molto conosciuto, i nostri hanno dieci anni di attività alle spalle e alcuni grandi concerti in posti come Wacken e Bloodstock Open Air. La loro musica, commistione fra gli antichi suoni dell’opera taiwanese e le distorsioni del death e dell'industrial, rappresenta bene le diverse anime del paese di provenienza, da sempre sconquassato dai problemi politici in corso con la Cina (Taiwan non è universalmente riconosciuta stato sovrano per via dell’ingerenza cinese, che la considera ancora parte del suo territorio). Capitanati dal potente Freddy Lim e il suo magico violino elettrico, i nostri si impossessano del palco, cattivissimi e decisi, regalando una delle migliori performance della manifestazione, sebbene per uno dei soliti problemi di suoni, le componenti più melodiche del quartetto poco o niente. Un vero peccato.


Ma la potenza non è tutto: lo dimostrano i Terrorizer, death metal americano al confine col grindcore. La band dalle molteplici reunion (tante quante i full-length registrati) e dai componenti famosi (dall’ex chitarrista ex Napalm Death, Jesse Pintado, all’unico membro ancora originale, Pete Sandoval, ex Morbid Angel) è tecnicamente superlativa, granitica ma piuttosto monotona nello svolgimento dei pezzi. Pensiero non condiviso dal pubblico, a quanto pare, estremamente responsivo e caloroso. I Terrorizer hanno l’importante compito di aprire ai Venom, vero clou della serata, e sembrano cavarsela egregiamente. Ben fatto.


Il mercoledì sera è una giornata particolare, al Brutal Assault: due palchi sono spenti, l’Horror Cinema apre nel tardo pomeriggio e la gente ancora si affanna a montare la tenda nell’area campeggio. L’headliner di questa serata rappresenta perciò il personale benvenuto della rassegna, il biglietto da visita dei tre giorni che verranno. E’ quindi piuttosto ovvio trovarci di fronte i Venom, al 25° anno di età. Non c'è niente di meglio che del potente heavy metal per dare inizio alle danze.

 

E’ stupefacente come la band di Cronos sia così attesa, questa sera. La calca si fa sentire subito al cambiopalco e l’attesa è palpabile. Tutto il festival è rivolto a questa breve (si parla di un’oretta scarsa) esibizione, niente si muove se non sotto il palco illuminato dalle strobo. Si inizia alla grande con Black Metal, che scalda il pubblico già carichissimo; in men che non si dica circle pit si materializzano un po’ dappertutto intorno a noi. Fa piacere inoltre notare che, nonostante l’età, il leader ha la stessa voce e lo stesso stile di un tempo. La band di per sé è trascinante, e non si perde in inutili interruzioni, cercando di sfruttare ogni momento per suonare. Carichi fino all’ultimo, i nostri precipitano la vecchia guardia in una miriade di ricordi, mente le nuove generazioni si devono ritenere fortunata di poter vedere, live, una pietra miliare dell’heavy metal.

La serata, che di mercoledì sera termina piuttosto presto, si chiude con i cechi Modern Day Babilon. L’atmosfera che ci troviamo davanti è di un djent strumentale, ritmato, cacofonico e dinamico. La musica è coinvolgente, non si ferma un attimo ed i tre strumentisti sono puliti e miscelati alla perfezione.  In sintesi, benché un gruppo completamente strumentale risulti sempre difficile da seguire, i Modern Day Babylon riescono a mantenere l’interesse del pubblico, ancora numeroso sebbene la fine della serata.

Stremate ma soddisfatte, ci accingiamo a prendere un ultima birra con i nostri nuovi amici, conosciuti fra una tenda e l’altra, e aspettare l’alba, mentre intorno a noi si alzano urla disumane e rumori che indicano chiaramente la rimessa di grandi quantitativi d’alcool. E’ il festival, baby, ci devi fare l’abitudine.

 

Tutte le foto a cura di Vale