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The Dead Daisies
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Diciamocelo: non è da tutti giorni incontrare una rockstar, nemmeno se girovaghi, rincoglionita come me, per Wacken con una birra in mano e il telefono distrutto dopo un volo parabolico. Eppure a parlare con me si è fermato Marco Mendoza, bassista del super gruppo dei The Dead Daisies, pronti a infiammare i palchi di mezzo mondo con il loro nuovo album, The New Noise, in uscita all'inizio di questo mese. Questo è il resoconto scritto della nostra velocissima intervista.

 

 

 

Parliamo subito del nuovo album dei The Dead Daisies, di prossima uscita….

Make Some Noise uscirà il 5 agosto e siamo piuttosto eccitati al riguardo. I pre-orders sono alle stelle e questo fa ben sperare, e sai, abbiamo sempre un sacco di fan che ci supportano, veramente dei grandi fan, quindi vediamo cosa succederà.

 

Puoi dirmi qualcosa di più su questo album? Si discosta molto dalle sonorità precedenti o avete mantenuto una linea fedele alla vostra storia?

E’ diverso da Revolucion per un sacco di ragioni. Richard Fortus è tornato a suonare con i Guns’n’Roses, ma abbiamo avuto la fortuna di potere aver nella band Doug Aldrich (Whitesnake, Dio). Ci siamo focalizzati principalmente sullo spessore delle chitarre, le abbiamo rese più heavy, e abbiamo avuto un grandissimo produttore, Marti Frederiksen (Aerosmith, Def Leppard, Mötley Crüe) che ha fatto veramente un ottimo lavoro. E’ un album dai bordi affilati, che è quello che volevamo avere fin dall’inizio.

 

Parlando di Revolucion, mi viene in mente che ho letto che voi siete stata la prima band in assoluto che ha suonato a Cuba, dopo l’embargo. Come è andata? Come era l’atmosfera?

E’ stata un’esperienza grandiosa! E’ tutto documentato, su www.thedeaddaisies.com c’è un video dove puoi vedere cosa è effettivamente successo. Le persone sono state così amabili e sono state davvero riconoscenti con noi. Per me poi che parlo spagnolo, è stato un po’ come tornare a casa. Ai tempi, quando il nostro manager mi chiese cosa ne pensavo di andare a Cuba con la band, ho risposto subito ‘Sì!’ perché sapevo sarebbe stato veramente qualcosa di unico. Ovviamente altre band hanno suonato prima di noi, ma i The Dead Daisies sono stati il primo gruppo che è arrivato sull’isola seguendo i canali ufficiali. In qualche modo possiamo dire che abbiamo aperto ai Rolling Stones, perché dopo la nostra esperienza i manager si sono confrontati e dopo ciò la band ha deciso di seguire le nostre tracce. Vorremmo tornare di nuovo l’anno prossimo.

La cosa che sorprende quando arrivi è che, sapendo che l’isola è comunque ‘disconnessa’ dal mondo, pensi che il rock non sia la prima priorità della gente, e ci siamo stupiti quando abbiamo visto quanti fan indossassero magliette di band, e anche bandiere...e dal momento in cui abbiamo messo piede sull’isola l’ospitalità è stata fantastica. Abbiamo pure tratto dei videoclip da questa esperienza, come Midnight Moses, che vale la pena vedere solo per percepirne l’atmosfera.

 

Parliamo un po’ a fondo del tour che state intraprendendo…

...domani siamo in Svezia per un paio di festival, poi andremo in Zurigo e infine accompagneremo i Kiss per gli Stati Uniti. Staremo in giro fino a metà Settembre e poi, dopo una pausa, andremo in Giappone per il Loudpark. Dopo di questo la Corea, la KissCruise, e poi torneremo in Europa e arriveremo anche in Italia, a Treviso (al New Age di Roncade, il 16 Dicembre, nda).

 

Raccontami un po’ la tua esperienza nei The Dead Daisies, quando ti sei unito alla band…

Nel 2013 ero in tour con i Thin Lizzy, Kiss e Mötley Crüe in Australia, e ho incontrato David Lowy e il suo manager. In quel periodo David apriva le nostre date nel continente australiano. Prima che il tour finisse io e David parlammo e mi disse che c’era questo progetto, i The Dead Daisies: “Abbiamo registrato dei brani, ci piace quello che fai, magari ti possiamo mandare qualcosa? Ti interesse farne parte?” Sempre in quel periodo lavoravo anche con Richard Fortis nei Thin Lizzy e anche lui era a bordo, poi ha scelto di tornare con i Guns, non lo biasimo, ma comunque i Daisies sono un bel progetto, con supermusicisti, belle persone con molta esperienza, ci miglioriamo sempre e lo facciamo per i fan principalmente. Suoniamo per loro.

 

Come è cambiato il vostro sound in questi anni?

Come tutte le cose,si è sviluppato: quando hai una chitarra a 6 corde il tuo sound può prendere veramente tante direzioni diverse. Questo è un gruppo basato sulla melodia di questo strumento. Fino ad ora siamo contenti del risultato.

 

Ultima domanda: qual’è il significato del vostro nome?

Hai dei bellissimi fiori e questi sono morti: è un memento, è un ricordo di un momento. Un nostro amico andò dal dottore per problemi cardiaci e il dottore gli disse: è meglio che smetti di bere e fare festa altrimenti diventerai cibo per margherite (in inglese, daisies, nda), che è un modo di dire americano, cioè ti ritroverai nella tomba. Ci è piaciuto e l’abbiamo usato.