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Rumorerosa
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Dieci anni sono passati, ma nelle vostre canzoni non si sentono. Si tratta di una decisione consapevole o inconscia?

 Non solo gli anni, ma anche i giorni, le ore passano, inesorabilmente, che lo si voglia o meno. E ci cambiano. Per fortuna, vorrei aggiungere! A 20 anni sei piena di incertezze, paranoie, più o meno abilmente celate dietro l’arroganza e la supponenza. Poi fai i conti con la vita, con te stessa, ti rilassi, e sorridi anche di fronte a chi non ti ascolta o non ti capisce! Quei 10 anni, in questo disco ci sono tutti, accompagnati da quella crescita che non è solo estetica, di forma, ma soprattutto interiore. Non ci stupiamo se non tutti riescono a coglierla. D’altronde il mondo è pieno di persone che si limitano a sentire il suono della tua voce e non hanno né bisogno né voglia di ascoltare quello che dici. Nessuna decisione (conscia o inconscia) dunque, solo il frutto di una passione inesorabile che ci spinge a trasformare ancora in musica le nostre emozioni. Alcuni brani sono più datati di altri, il loro germe può risalire a qualche anno addietro, ma il filtro con cui li abbiamo accolti nel disco è quello che ci caratterizza oggi. Un filtro più onesto, emozionato, intimo, notturno, ma inguaribilmente ottimista. Magari poter esser stati così autentici 10 anni fa!!

 

Siete contenti del risultato della registrazione in studio del vostro album?

Prendersi tutto il tempo necessario per produrre con cura il tuo lavoro, seguirlo nel dettaglio, non è sempre stato possibile, soprattutto quando hai a che fare con delle major. L’esperienza con l’etichetta indipendente Consorzio ZDB ci ha portato invece una ricchezza nuova, un’attenzione ai suoni, alle riverberazioni, ai processi analogici, che ha reso il lavoro in studio un’avventura trascinante. Il risultato è molto vicino a quello che siamo, il che non è sempre così scontato!

 

La scrittura di testi e musica è divisa fra i vari componenti del gruppo o si tratta di un lavoro collettivo?

Non esiste una vera e propria regola. Un brano può essere nato dall’esigenza di Margot di trattare una tematica, filtrata poi dall’estro poetico di Daniele, oppure da un’idea musicale di Matteo, che nella sua atmosfera contiene già un immaginario di testo. Il contributo “sociale” nei testi viene da Francesco, chitarrista della band, ma anche pedagogista, autore del saggio P(r)eso di Mira (Ed. Clichy), che tratta di discriminazione e pregiudizio e sta ricevendo numerose attenzioni a livello nazionale.

 

Avete già un altro progetto futuro in mente?

Abbiamo la chiara coscienza che nel lavoro “serio” si procede “per progetti”, ma non è sempre facile far conciliare un metodo così razionale con la spinta emotiva che anima musicisti e artisti. Sappiamo che quello della Musica è un demone che ti si aggrappa dentro e con il quale impari a convivere, godendo e soffrendo, senza aver prospettiva o voglia di smettere mai! Più che progetti, direi che abbiamo bisogni! Suonare dal vivo, emozionarsi con chi si emoziona per la tua arte, scrivere di getto un’idea che poi diventerà un tarlo in testa, un esperimento in sala prove e quindi un nuovo brano da sparare nel tuo autoradio mentre viaggi di notte, e godere, prima che chiunque altro possa dire la sua!

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