Sezione interviste
David De Feis - Virgin Steele
a2015_06_29_11_51_45_VirginSteele-Logo.jpg

Avere la possibilità di parlare con un artista del calibro di David De Feis, cantante e leader dei Virgin Steele dal 1981, non capita tutti i giorni. Ho avuto il piacere di intervistarlo in occasione dell’uscita di “Nocturnes of Hellfire & Damnation”: ecco cosa mi ha raccontato in una piacevolissima chiacchierata.

 

1. Ciao David, innanzitutto grazie per questa intervista e per l’onore di poter parlare con te. Parto con una domanda che mi faccio da diverso tempo: dobbiamo attendere ancora molto per rivedere i Virgin Steele in Italia? Non vi si vede dalle due date acustiche del 2010…

Sì, abbiamo intenzione di tornare, siamo molto legati ai nostri fan italiani. Abbiamo già fissato una data in Grecia ma stiamo lavorando per aggiungerne delle altre.

 

2. Bene, non sarò la sola ad esserne contenta! Parlando invece del nuovo album, so che il titolo iniziale era “Hymns to Victory”: come mai è stato cambiato in “Nocturnes of Hellfire & Damnation?

Il titolo è stato cambiato per non creare confusione, visto che una delle tracce si chiama “Hymns to damnation”, un titolo facilmente associabile a parole come “fuoco” ed “inferno” e quindi molto contrastanti con il concetto di “vittoria”.

 

3. In effetti anche i titoli di altre tracce come “Lucifer’s Hammer”, “Queen of the dead” e “To darkness eternal” sembrano sposarsi bene con il nuovo titolo e con l’immagine dell’inferno. Nonostante non sia un concept album vero e proprio, quale è il principale elemento di connessione fra i testi?

Esatto, non c’è una trama lineare come nei concept album ma certamente ci sono dei forti punti di contatto all’interno del disco. I temi principali dei testi sono i legami tra le persone, le relazioni, le nostre passioni ed ossessioni, i possibili tentativi che abbiamo a disposizione per definire noi stessi e la nostra personalità. Un altro aspetto importante è il contrasto tra il giorno e la notte, da leggersi come metafora della nostra “notte oscura dell’anima” rappresentata da preoccupazioni e tormenti a cui si contrappone una visione più positiva della vita in tutti i suoi aspetti. I testi di questo album contengono anche una mia personale riflessione sul mondo moderno, sulla musica e su altri temi universali. Se dovessi riassumere tutto in poche parole, direi che “Nocturnes of Hellfire & Damnation” riguarda le diverse percezioni del mondo da parte di ciascuno e la nostra complessità in quanto esseri umani, cercando di capire chi siamo e cosa ci fa andare sempre avanti. Quindi il titolo fornisce una chiave interpretativa, ma ogni canzone può essere considerata anche separatamente dalle altre.      

 

4. Anche l’artwork è sempre stato per i Virgin Steele un importante elemento di connessione con i testi. Chi ha disegnato le tre diverse copertine che accompagnano le tre diverse edizioni e quale preferisci?

Quella delle tre copertine diverse sta diventando una specie di nuova tradizione per noi, visto che l’abbiamo già sperimentata con “The black light bacchanalia”. Mi piace perché ognuna delle tre ha le sue peculiarità e sia la musica che la copertina sono due facce diverse della stessa medaglia che è l’arte, sono collegate tra loro per trasmettere un messaggio. Di questo album mi piacciono in particolare quella con l’angelo e quella con il gargoyle perché sono l’esito di alcune mie esperienze di vita, fanno parte del mio mondo e richiamano i temi più importanti sviluppati nell’album in quanto esplicano molto bene la malinconia, il senso di tormento e di ricerca che pervade i testi. Ne ho parlato con il nostro grafico Jens Reinhold in modo che avesse un’idea generale dell’album e potesse lavorarci su, ma ha utilizzato anche alcune sue fotografie. Ad esempio, l’immagine dell’angelo viene da uno scatto che Jens ha fatto in un piccolo cimitero vicino a casa sua e che è stato successivamente rielaborato.

 

5. Tenendo conto di quanto mi hai raccontato finora, in questo nuovo album prevale la dimensione “barbarica” o quella “romantica”?

Penso che nessuna delle due prevalga realmente perché sono presenti entrambe allo stesso modo. I Virgin Steele hanno cercato col tempo di avventurarsi su nuovi terreni e di sperimentare, ma gli elementi cruciali del nostro sound sono sempre rimasti invariati… la nostra anima è inscindibilmente “barbarico-romantica”.

 

6. Come vedi i Virgin Steele nella scena metal moderna, specialmente in quella americana?

Conosciamo il panorama metal ma non frequentiamo altri gruppi. Personalmente, dedico molto tempo ai miei impegni e ai miei progetti e mi tengo lontano anche da Internet e dai social perché non amo essere al centro dell’attenzione e costantemente sotto i riflettori dei media. Non mi piace l’idea di condividere foto e contenuti personali, ma il problema è che la maggior parte delle persone passa ore ed ore davanti al pc o allo smartphone privilegiando i contatti virtuali rispetto a quelli reali.

 

7. Quindi immagino che fra le strategie di promozione del nuovo album non ci sia un potenziamento in ottica social…

Esatto, la nostra etichetta sta portando avanti la promozione con i medesimi canali utilizzati in passato. Ad esempio, abbiamo girato il video di “Lucifer’s hammer” oltre ad alcuni promo che utilizzeremo nei prossimi mesi.

 

8. Rimanendo in tema di promozione, se dovessi scegliere tre band da portare in tour con i Virgin Steele chi nomineresti?

(ride) Posso scegliere anche gruppi che non esistono più? Allora dico Queen, Led Zeppelin e Jimi Hendrix.

 

9. Con la vostra etichetta SPV state facendo anche un lavoro piuttosto impegnativo con i remaster dei vecchi album, puoi raccontarci come si sta svolgendo?

Abbiamo iniziato da quando abbiamo firmato il contratto con loro nel 2010 e il focus di questo lavoro è l’abbondanza di contenuti bonus rispetto alle edizioni originali: oltre a recuperare alcune tracce mai incluse, ce ne sono altre riproposte con nuovi arrangiamenti. La rimasterizzazione è un processo lungo e richiede molta precisione, ma ne vale la pena e siamo sicuri che i nostri fan apprezzeranno.

 

10. Chiudo con una domanda che riguarda sia il presente che il passato dei Virgin Steele: cosa rappresenta l’arte per te e come la definiresti?

Penso che l’arte con la A maiuscola possa essere rintracciata in un dipinto, in una scultura e in qualsiasi altra forma espressiva. L’importante è che dietro ci siano passione, emozioni intense ed soprattutto onestà: l’arte non deve essere qualcosa di innaturale, bensì esprimere il desiderio di andare sempre avanti, essere convinti di ciò che si sta facendo ed esplorare nuovi orizzonti senza fermarsi. Io sono stato fortunato da questo punto di vista perché sono cresciuto a pane ed arte: mio padre era un attore di teatro e mia sorella una cantante d’opera. Vedendo le tragedie dei grandi autori del passato rappresentate sul palcoscenico mi sono appassionato sempre di più alla letteratura antica e ai miti classici, iniziando poi a documentarmi per conto mio. E’ anche per questo che i testi dei Virgin Steele sono sempre stati ricchi di riferimenti mitologici.