Sezione interviste
Vanessa Van Basten
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Si sa, a un certo punto bisogna tirare un po' le somme delle proprie esperienze. Oggi, su Alone Music, tentiamo di farlo con Morgan Bellini, mente e spirito del progetto Vanessa Van Basten, una tra le poche realtà post-rock che ancora sopravvivono in Italia....

 

Ciao Morgan. Grazie di essere qui su Alone Music. Con la notizia di una temporanea (si spera) cessazione delle attività del progetto Vanessa Van Basten, la prima cosa che ti chiedo di fare è tirare un po’ le somme di questa avventura. Come si sono evoluti i Vanessa Van Basten in dieci anni di attività?

Siamo arrivati alla chiusura di un (primo?) cerchio. I Vanessa sono partiti come one-man band, si sono concretizzati come trio e adesso, anche a causa dei miei continui spostamenti, sto di nuovo portando avanti il progetto autonomamente (anche se comunque amo farmi aiutare da vari collaboratori e amici, tra cui ovviamente i membri ‘ufficiali’ del gruppo). Personalmente ho avuto molte piccole soddisfazioni, ho pubblicato regolarmente materiale in questi 10 anni e mi sono tenuto perennemente occupato dal punto di vista creativo. La ricerca è un passaggio fondamentale e costante per me, ed essendo i Vanessa Van Basten un gruppo molto libero in tal senso, fin dagli esordi, posso dire di non aver mai vissuto periodi stanchi o ‘indecisi’. L’unico rammarico è forse quello di non aver raccolto abbastanza in termini di pubblico e di  concerti, ma sono felice del fatto che il mio/nostro lavoro è stato sempre trattato con grande amore e rispetto da chi lo ha seguito in tutto questo tempo.

 

I Vanessa Van Basten sono stati una band importante nell’ambiente underground, specialmente nelle sonorità proposte: citando le tue parole la tua è musica d’atmosfera pesante. Dove è nata l’esigenza di esprimersi mediante queste sonorità particolari e ricercate? Cosa cerchi di comunicare?

Non ho mai avuto un’idea precisa di cosa comunicare: in pratica ‘tiro fuori’ il mio stato emotivo di base, quello che non emerge nelle cose quotidiane ma che è sempre presente. Posso dire ormai che dentro di me dev’esserci una specie di universo parallelo, molto epico e tragico. Ho sempre avuto la sensazione che le nostre vite sono poca cosa e che l’espressione artistica (o meglio l’espressione in generale) dovrebbe celebrare l’immensità, i grandi segreti, il Divino, la Natura, che neghiamo per la maggior parte del tempo, ingabbiati come siamo in questo sistema terrificante che ci ostacola. Siamo fuori dalla Natura… personalmente, invece di cantare contro il sistema preferisco rimuoverlo totalmente dal mio immaginario e rivolgermi a quello che sta nascosto dietro:  l’immutabile, i baratri del Buio, la Luce…

 

Parliamo di Ruins e di Disintegration, gli ultimi due lavori pubblicati. Come mai hai deciso di concludere questo ciclo pubblicando rispettivamente un album di inediti/rarità e uno di cover?

Nel caso di Disintegration si tratta di un gioco che mi ha molto divertito e che avevamo in mente da diverso tempo. Una cosa un po’ a sé stante insomma. Per Ruins la questione è differente: tutto è nato ascoltando le molte ore di materiale semi-pronto o anche solo abbozzato che avevamo nei nostri hard disc e su cassette. E’ naturale che non componendo col resto della band da diversi mesi ho pensato di non poter più lasciare questa musica indietro, perlomeno il materiale più valido. Mi piace molto ascoltare la musica che scrivo, mi fa crescere e aumenta il mio senso autocritico. L’idea di concretizzare quest’album mi ha entusiasmato, soprattutto per la sfida che ha rappresentato assemblare questi frammenti in un unico album (e in un unico trip sonoro che faccia il suo dovere), e avendo trovato subito un appoggio in Solar Ipse mi sono buttato a capofitto.

 

Per questa domanda prendo spunto da una delle tue interviste, in particolare quella rilasciata per Distorsioni nel 2014. In merito alla domanda sulla crisi del sistema underground italiano, tu hai risposto Io credo che invece (Facebook) dimostri quel che siamo: un ammasso di ignoranza ed egoismo spaventoso […] al momento sembra che i giovanissimi stiano perdendo il gusto del rumore, per la sala prove a vantaggio […] di esercizi di stile che durano una stagione. A fronte del ritratto che hai dipinto, pensi che l’underground in Italia sia inevitabilmente destinato a scomparire oppure esiste una possibilità di rinascita? Se sì, quale?

Vorrei specificare che in realtà non mi riferivo alla sola Italia. Detto questo non credo che un sistema vasto come l’underground (anche quello italiano) possa realmente scomparire e non temo questo. Riscontro però come molti altri una certa decadenza, cui normalmente dovrebbe seguire una rinascita. Mi sembra che questa stenti ad arrivare; forse siamo in presenza di un grave impoverimento culturale, o di un cambiamento più radicale di quanto immaginiamo; i giovani si sentono superiori alle generazioni passate, inebriati dall’immediatezza della rete, e stanno trascurando fattori fondamentali come l’attitudine, la ricerca, la dedizione totale... Guarda anche solo il livello di trasgressione delle persone ai concerti, ridotto a una barba e a una camicia stirata. I ‘social’ stanno portando all’individualismo più sfrenato, specialmente nei contesti della vecchia condivisione. Prova ad andare a casa di un rocker ventenne di oggi. Magari ha due band, ma posside anche due soli cd…  Per forza: mancano gli amici per ascoltarli tutti insieme, e costano! Si è sempre detto che il Rock è morto e una scena come quella da cui siamo emersi noi ne è la consacrazione, ma allora si viveva ancora per andare ai concerti e per disturbare i vicini con la chitarra, per sballarsi, per essere ‘contro’. Spero che nasca presto il nuovo Kurt Cobain, che spazzi via questi inutili revival, spesso fatti da persone che dello spirito ’80 e ‘90 conoscono solo una playlist su Spotify.

 

Si chiude l’epoca dei Vanessa Van Basten. Quali sono i prossimi progetti per il Morgan musicista?

 Vorrei portare di nuovo i Vanessa sul palco e magari fare un album di ‘canzoni’ da portare in giro da solo, provando a coniugare le sonorità dei Vanessa con un format più immediato, che sento il bisogno di approfondire. A questo sto già lavorando, potrebbe diventare la mia dimensione musicale definitiva.  Al momento mi godo il mio ampli e i miei effetti in salotto, disturbando i vicini, ma è proprio da qui che nascono le avventure più belle.