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Akarusa Yami
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In attesa del nuovo album dal titolo Heavy Climb, in uscita durante il corrente anno, Alone Music ha avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchere con Tom Brumpton, leader e cantante degli Akarusa Yami, giovane progetto inglese che sembra già riscuotere un buon successo nella fredda Albione…

 

Ciao ragazzi, grazie per essere qui con Alone Music. La prima domanda è: il nome Akarusa Yami ha un significato particolare?

Ehi ragazze, grazie per lo spazio sul vostro sito! Akarusa Yami significa in Giapponese 'Assenza di oscurità, assenza di luce’, che noi traduciamo come ‘equilibrio’. Abbiamo pensato di utilizzare queste parole per descrivere quel tipo di sound che ci riesce meglio: amiamo il lato estremo del metal ma abbiamo anche un debole per la roba tranquilla, perciò cerchiamo di trovare un punto in comune nel soddisfare entrambi i nostri gusti.

 

Sono curiosa di sapere di più sul progetto. Quando e perché gli Akarusa Yami sono nati? Quali sono le influenze (band, suoni, concepts) a cui vi ispirate?

 Il tutto è iniziato da Tom Clarke (chitarrista) e da me alla fine del 2010. In quel periodo suonavamo entrambi in altre band ma queste non rispecchiavano i bisogni musicali che intendevano appagare e volevamo esplorare nuovi lidi. Per quanto riguarda le sperimentazioni gli Akarusa Yami è stata una sorta di palestra dove abbiamo sempre sentito di poter fare qualunque cosa volevamo. Le influenze sono tante, ci piacciono un po’ tutti i generi. I primi artisti che mi vengono in mente sono Anaal Nathrakh, Einsturzende Neubauten, Elbow, Devin Townsend, John Martyn & Air.

 

Avete all’attivo due Ep, Ouroboros uscito nel 2011 e Trace Element Rebirth del 2013. Avete in progetto di far uscire qualcosa di nuovo quest’anno, magari un album?

Sì, molto presto uscirà un full length intitolato Heavy Climb. Lo stiamo mixando ed effettuando il master proprio mentre rispondo a questa intervista, e dovrebbe essere pronto all’inizio di Aprile se tutto va bene! La ragione del ritardo è che ho dovuto subire un’operazione alle corde vocali alla fine del 2013 e questo ha cambiato un po’ tutte le cose. Il nuovo album suona fantastico e non vediamo l’ora che la gente lo ascolti.


Avete suonato in festival molto importanti come il Bloodstock Open Air. Come avete vissuto questa esperienza? Com’è stata la risposta dei fan? Quali sono le principali differenze fra suonare in un grande festival o in un piccolo show?

Il Bloodstock Open Air è stato incredibile anche se, a dirti la verità, all’inizio ci aveva un poco intimorito. D’altronde era il nostro secondo live show. Della serie: nessuna pressione! [ride, ndr].  La folla sotto il palco è stata meravigliosa e ce la siamo veramente goduta. La risposta dai media è stata buona, siamo riusciti pure ad ottenere un pezzo di ben due pagine su una rivista dell’Irlanda del Nord, il che è stato pazzesco. Per quanto riguarda i palchi, piccoli o grandi che siano, le differenze sono molte. Penso che la cosa migliore dei festival sia una persona, che non verrebbe a vederti suonare in un piccolo club, sarebbe comunque invogliato a vedere il tuo show ad un festival, specialmente se sta aspettando di sentire le band che ama. I festival sono fantastici per le band giovani, ma gli show più piccoli hanno il vantaggio di essere più intimi.


C’è qualcos’altro in cantiere, oltre alla musica?

Stiamo cercando di capire come realizzare la grafica del nuovo album, stiamo lavorando agli ultimi dettagli. Non sono dell’idea di creare qualcosa di complesso, perciò stiamo cercando di fare qualcosa più semplice e di stile per una band metal come la nostra. Ho letto molto sul layout del nuovo album degli Einsturzende Neubauten, dove essi hanno creato un’ambiente teatrale che suona incredibile. Vedremo. Per quanto riguarda nuove date, si sta parlando di qualche festival ma niente è ancora confermato.