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Dragged Into Sunlight
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Dopo la fortunata esperienza del tour invernale che ha toccato molte città d’Europa, i Dragged Into Sunlight ci concedono un po’ di tempo per parlare della loro filosofia di pensiero, delle loro esperienze e dei loro progetti. Se siete curiosi di saperne un po’ di più su questa band di Liverpool dalle oscure tendenze black doom, continuate a leggere!

 

Ciao ragazzi, grazie del tempo che ci dedicate. Il vostro primo EP, Terminal Aggressor, è uscito nel 2009. Finora avete pubblicato due album e l’ultimo vostro lavoro, il singolo Untitled, è del 2013. Spero si stia muovendo qualcosa ora…qualche news? Potete dirmi qualcosa su future produzioni?

 

I Dragged Into Sunlight sono una bestia sfuggevole dalle mille facce. C’è sempre qualcosa che bolle in pentola, qualcosa che sta prendendo vita. Decidere se e quando condividerlo con il resto del mondo è tutta un’altra faccenda. Abbiamo deciso di pubblicare solo quello che è essenziale e se è veramente necessario. Per quanto riguarda i nostri lavori passati, Terminal Aggressor è stato rilasciato a tiratura limitata nel 2008; successivamente è stata la volta di Hatred for Mankind, pubblicato tramite Mordgrimm Records nel 2009 e ri-stampato dalla Prosthetic Records nel 2010. Widowmaker appare nel 2012 e da quel momento abbiamo seguito differenti percorsi ambiziosi e creativi. Attualmente stiamo lavorando ad una collaborazione con un nostro buon amico, Gnaw Their Tongues, e registrando nuovo materiale.

 

Potete descrivermi la vostra musica? Durante gli anni avete passato diverse fasi compositive, oppure il sound dei Dragged Into Sunlight è rimasto a grandi linee sempre lo stesso?

 

No. Tutto si evolve, si immagina, si concettualizza ed aspira a creare musica senza limitazioni, esattamente come desiderano i Dragged Into Sunlight. I Dragged Into Sunlight sono in continua evoluzione e già in Widowmaker si possono rintracciare un buon numero di influenze derivanti da altri fonti. Lo spettro musicale è così vasto che è relativamente facile creare un sound che non cessa di cambiare e modificarsi, il che è perfetto per noi perché non vogliamo compromessi. I Dragged Into Sunlight possono essere descritti come una bestia in continua trasformazione, che non segue una direzione musicale specifica e non possiede paletti mentali. E’ un’eccezionale cruda forma di creatività, cosa rara e lontana dalla musica estrema contemporanea.


Recentemente vi siete dedicati a un tour che ha toccato molte città d’Europa, arrivando persino in Italia. Quali sono state le vostre impressioni durante i concerti di Bologna e Rimini? Vi siete divertiti? E ancora: cosa ne pensate dei metallari italiani? In generale, come è andato il tour?

 

A Bologna è sempre bello tornare. Apprezzo molto la struttura della città, le strade che ne costituiscono il suo importante fulcro, definendola per come è. Come ogni volta abbiamo avuto l’onore di dividere il palco con musicisti che danno l’anima per realizzare capolavori come può essere descritta una città come questa; le loro opere possono essere definite intricate e magnificamente costruite come l’architettura dell’urbis. Questo fa sì che sicuramente uno show come quello che abbiamo vissuto venga molto apprezzato da coloro che supportano la musica underground in Italia. Il tour è stata un’esperienza molto positiva, in particolare in Repubblica Ceca, Olanda e Germania. Abbiamo suonato con nomi importanti ed è quindi risultata anche un’esperienza educativa, anche perché abbiamo avuto la possibilità di vedere cosa accade in giro per il mondo e certamente fuori dal guscio dei Dragged Into Sunlight. Ci sono state grandi manifestazioni, piccoli eventi e anche qualche show illegale, in cui è sempre piacevole suonare, perché in questi frangenti ti può rendere veramente conto di quante persone ci tengono alla scena, e ci insegna che questa esisterà sempre, grazie a loro. Ci siamo inoltre fermati in molti luoghi che non avevamo mai visto prima d’ora come alcune città in Ungheria, Spagna e Polonia. Abbiamo anche provato ogni droga trovata sul nostro cammino, quindi si può dire che ci sono stati un sacco di alti e bassi! A parte questo, è stata un’esperienza gratificante e formativa, che è fondamentale quando, specialmente quando di rendi conto che il tempo per vivere questo tipo di esperienze è sempre meno.

 

La band è nata nel 2006. Secondo te, qual è il risultato degli otto anni di Dragged Into Sunlight? C’è qualcosa nel vostro passato che vi piacerebbe cambiare? Qual è stata la migliore esperienza che avete vissuto in questo periodo?

 

Per molti di quelli che sono coinvolti nel progetto, questo è l’ultimo sforzo. Ognuno di noi ha passato differenti fasi della propria vita, trovando a volte piccole soddisfazioni, molto spesso frustrazione. Ma proprio per questo i Dragged Into Sunlight rimangono un esorcismo: questa esperienza è la catalizzazione delle esperienze negative che normalmente che vengono fuori dalla nostra esistenza quotidiana. Certamente viaggiare per tour e incontrare vecchi e nuovi amici è uno dei risultati positivi che abbiamo raggiunto, poiché possiamo venire a conoscenza di una miriade di modi di pensare, di filosofie di pensiero.
Non ci sono rimpianti, quello che è stato è stato, facciamo quello che facciamo per noi stessi e se dovessimo soffermarci a pensare a ciò che abbiamo realizzato significherebbe scendere a patti con noi stessi, limitarci per così dire. Forse una nota più positiva delle altre è che ora non siamo più soli, ci sono alcune persone che provano e pensano quello che proviamo e pensiamo noi, e di questo siamo semplicemente grati.