Sezione interviste
Herod
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Gli Herod sono una nuova realtà post-hardcore proveniente dalla svizzera, che si trova ad affrontare l’arduo compito di presentare al pubblico il suo primo lavoro, frutto di anni di sperimentazioni. Dopo aver recensito They Were None ci ritroviamo a parlare con il fondatore del gruppo, Pierre Carroz, per sapere un po’ di più del progetto.

 

Ciao Pierre e grazie di essere qui con noi su Alone Music. Prima di tutto sono molto curiosa di sapere perché hai scelto il nome Herod per questo progetto…

 

Precedentemente la band aveva preso il nome di ‘Norther Lights’, poiché la maggior parte dell’album è stato concepito in Svezia dove è molto frequente vedere questo genere di luci. Poi però ci sono stati diversi cambiamenti nella line up ho deciso di cambiare il nome del progetto in ‘Herod’. Erode non fu solo lo spietato despota autore del famoso sterminio in Gerusalemme, concepito per uccidere Cristo, ma fu anche un re lungimirante che ordinò la costruzione di importanti opere pubbliche per la sua città. Ho pensato che questo nome si adattasse perfettamente a quello che avevo in mente con questo progetto: qualcosa di potente, di pericoloso e oscuro.

Sicuramente il personaggio di Erode può essere visto in due modi diversi: un distruttore come descritto nella Bibbia e un saggio artefice come dovrebbe essere raccontato, almeno in parte, dalla storia. Nello stesso modo la vostra musica contiene una sorta di dualità.

Anche perché, e parlo personalmente, in me coesistono due parti molto differenti fra loro. Una è molto oscura e pessimistica e l’altra è efficiente e cerca di ottimizzare ogni secondo della mia vita. Il progetto rispecchia queste due parti di me.


Parlavi di un cambio di line up…

 

Questo progetto è nato nel 2006 e solo ora è arrivato al suo compimento. Nel 2009 sono tornato in Svizzera e ho cercato di ri-avviare il progetto con altri musicisti. Otto anni e due line up più tardi posso dire che è stata una buona mossa poiché le cose che ho scritto nel 2006 hanno avuto il tempo di maturare e raggiungere una nuova dimensione, senza dimenticare l’eccellente lavoro svolto dalla produzione che ha permesso di ottenere i brani che ascoltiamo ora.

 

Ho visto che il vostro produttore (Julien Fehlmann, nda) ha lavorato anche con i The Ocean, una delle band più conosciute nel panorama musicale del genere. Trovo vi siano delle somiglianze con il loro sound, e pure con quello dei Cult of Luna. Quando vi ho recensiti ho definito il vostro sound post-death ma ora mi rendo conto di aver commesso un errore. Le band sopracitate vengono definite ‘atmospheric sludge, progressive metal, post- hardcore’. Credi che queste parole si possano utilizzare anche per descrivere il vostro sound?

 

In un certo senso sì. Nella recensione del Metal Observer veniamo definiti ‘progressive sludge’. Credo che questo sia dovuto anche ai miei ascolti passati e recenti, come i Messhuggah di cui mi piace il loro tecnicismo ma anche i Cult of Luna e gli Isis, con questo stile cupo e in un certo senso malato. Per quanto riguarda le prime due definizioni mi trovo ad essere d’accordo, e anche con quella che parla di post-hardcore.


Rispetto i Cult of Luna e i The Ocean il vostro sound è più introspettivo e psichico. Non voglio dire in questo modo che sembra meno ‘energico’ ma rappresenta qualcosa più profondo…

 

Sebbene mi sia ispirato alla musica di queste band ho cercato di ottenere un suono più caldo, più old-style. Per farlo ho scelto una sei corde, molto utilizzata nella scena djent, ma nello stesso tempo ho scelto di accompagnarla con amplificatori vintage, come il Sunn e il Traynor.


A che cosa vi siete ispirati per scrivere i vostri testi?

 

Herod è il mio lato più oscuro e parla della mia frustrazione nei confronti del comportamento umano. Ti faccio un esempio: pensi che in Svizzera le persone siano fantastiche, piene di soldi e quasi perfette, ma in realtà sono estremamente individualiste e questo crea persone tristi. Sai che abbiamo un alto livello di suicidi qui? Siamo estremamente critici e pessimisti a giudicare la società odierna ed è per questo che abbiam creato gli Herod: le persone sono profondamente divise fra un lato chiaro e scuro, ma tutte le cose che nascondiamo in profondità vengono fuori, prima o poi. Giorno dopo giorno perdiamo un pezzo di felicità.

 

Cosa pensi della scena metal in Svizzera? Viene supportata?

 

La Svizzera è molto piccola e sei fortunato di fare 15 date in un anno; la cosa migliore è uscire dalla nazione, ad esempio Germania è un buon mercato e la Francia pure. Per quanto riguarda l’Italia…esistono un sacco di band molto valide. Ci sono comunque anche qua un sacco di band di qualità, supportate dallo stato anche economicamente, per esempio per produrre un album. Indipendentemente da questo però sai che devi investire altri soldi e questo continua per sempre perché poi devi fare un video, delle date, e poi magari un altro album… comunque dobbiamo fare tutto in maniera veramente professionale,  poiché lo stato deve avere la certezza che i suoi soldi saranno spesi con coscienza.


Ultima domanda: progetti futuri?

 

Stiamo lavorando su un videoclip poiché abbiamo un sacco di video tratti durante i vari live; d’altra parte vogliamo partecipare al Greenfield festival e suoneremo anche in un altro grande festival in Svizzera. L’unica data fuori dal nostro paese è la Danimarca, a Copenaghen. Non abbiamo le forze di supportare totalmente un tour europeo, ma stiamo pensando di farlo in futuro. La cosa ideale sarebbe trovare dei supporter fuori dalla Svizzera. Vedremo.