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Progenie Terrestre Pura
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La tecnologia è ormai parte integrante della nostra vita. A volte la sua presenza è talmente esasperata da riempire le lacune (umane, sociali, conoscitive) che lentamente si stanno formando nelle popolazioni 'occidentali', in un processo di alienazione he le sta portando in un nuovo stadio dell'esistenza umana. In occasione dell'uscita del loro album U.M.A. (Uomini, Macchine, Anime) per la Avantgarde Music, abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare i Progenie Terrestre Pura, per comprendere un po' meglio questa loro disarmante e (forse) cinica del rapporto fra uomo e macchina.


Ciao ragazzi e grazie per il tempo concessoci. Il vostro è un progetto recente, pertanto la prima cosa che vi chiedo è: come nascono i Progenie Terrestre Pura? Quale significato ricopre il nome?

I Progenie Terrestre Pura - abbreviati q[T]p - nascono a fine 2009, periodo durante il quale Eon[0] cercava un cantante per avviare un progetto di Black Metal atmosferico in stile Wolves In The Throne Room e simili. Dopo i primi contatti e uno scambio generale di idee, abbiamo deciso di andare oltre aggiungendo al Black Metal anche contaminazioni Ambient e elettroniche: è stata una scelta comune dettata dagli ascolti extra-metal di entrambi e dalla passione per la fantascienza (l'elettronica dà un tocco "sintetico" al tutto); da qui è nato in fretta il primo pezzo omonimo e poco dopo Sinapsi Divelte.
Il nome deriva/fa parte di quello che è il concept generale del progetto: come Progenie Terrestre Pura narriamo e affrontiamo l'aspetto dell'influenza della tecnologia sull'essere umano. La progenie pura della Terra è sostanzialmente quello che siamo: uomini "naturali" come lo è la nostra specie da secoli, senza una "contaminazione" tecnologica a livello biologico/personale; nel futuro questi esseri "puri" - concetto da non confondersi con pseudo classificazioni razziali, noi parliamo sempre della totalità degli esseri umani, della specie - saranno sicuramente molti meno: cosa comporterà questo fatto? Saremo ancora umani o diventeremo qualcos'altro? Questo processo è a tutti gli effetti evoluzione o si perderà qualcosa? Alla fine queste sono le tematiche che affrontiamo, il nome rispecchia il punto centrale del concept.

Il genere che voi proponete è molto particolare e di nicchia, una sorta di black ambient con sperimentazioni sonore (ho letto persino di influenze Psybient). Qual'è stato il vostro percorso musicale, cosa vi ha portato a comporre questo tipo di musica?

Il desiderio di creare qualcosa di quantomeno personale, alla base di tutto. Abbiamo deciso di partire dal Black Metal cercando poi di fondere atmosfere Psybient e passaggi IDM, due generi che abbiamo ascoltato/ascoltiamo molto e che rispecchiano quello che cercavamo per la nostra visione musicale; del resto, riproporre quanto già ampiamente mostrato da mostri sacri (e non) era una battaglia persa - per noi - in partenza. Non da meno, comunque, le parti comprendenti chitarra/basso/batteria: è stato chiaro fin dall'inizio, precisamente con il completamento della prima traccia (l'omonima Progenie Terrestre Pura) e l'inizio della stesura della seconda (Sinapsi Divelte), che anche questi strumenti si sarebbero "evoluti" assorbendo influenze che vanno oltre il Black Metal classico.
In ogni caso, non vediamo per forza la nostra proposta come qualcosa di nicchia (in senso prettamente musicale), anzi pensiamo che, rispetto al Metal estremo (Black, Death) in generale, sia tutto sommato accessibile e d'ampio respiro: q[T]p non è propriamente un progetto "estremo" e annichilente, l'atmosfera ci pare sostanzialmente diversa. Non vediamo, insomma, la nostra stratificazione e i minutaggi elevati come uno scoglio così duro da digerire anche per chi magari non è avvezzo a questi generi/stili, come neppure la voce, di solito LA croce di chi non ascolta Metal estremo. Poi, ovviamente, può non piacere/annoiare/schifare/non dire nulla, ma ad un primo impatto non riteniamo di essere così ostici come si potrebbe magari presupporre leggendo l'etichetta "Black Metal" che portiamo e i minutaggi dei pezzi. Certo, saremo sempre un gruppo di "nicchia" nel senso di grande pubblico, ma questo è un altro discorso.

Da quello che mi è parso di capire dalle informazioni del web, vi proponete di creare un'evoluzione di un genere che già di suo si propone a volte ostico all'ascolto, a volte meno, ma sicuramente molto particolare. Alla luce di due lavori (oltre a U.M.A. cito il vostro demo, uscito nel 2011) vi ritenete soddisfatti di quello che avete ottenuto o pensate di poter osare di più, eventualmente sfociando in altri generi?

Sì, siamo soddisfatti di quanto ottenuto con U.M.A. (il Promo ne è una prefazione contenente due brani - omonima e Sinapsi Divelte - chiaramente poi ri-registrati e modificati in leggerissima parte), ma sicuramente vogliamo anche andare oltre (e i nuovi brani - anche se ancora in stato embrionale - seguono quest'ottica). Noi guardiamo avanti, è la nostra filosofia, q[T]p vive di questo. Il giorno che ci renderemo conto di non poter percorrere nuove strade o di non poter sviluppare nuovi aspetti nel nostro progetto, sarà il giorno nel quale, serenamente, chiuderemo il cerchio. Proprio per questo ci sembra inevitabile sfociare in altri generi ancora e il riuscire a tenerli tutti insieme sotto uno nome, q[T]p, (meglio dire "simbolo" in questo caso, ahah) che rappresenti - o che dovrebbe portare a, almeno si spera - un "marchio di fabbrica", sarà la nostra sfida.
Alla fine questo progetto è una sorta di entità astratta, un discorso lirico e musicale già abbastanza delineato - nonostante la possibilità di ampliarlo ulteriormente - che va oltre le nostre personali posizioni/ideologie. Lo vediamo come una narrazione: la storia, i concetti, i suoni sono quelli; possiamo andare oltre, l'ambizione c’è, ma l'importante più che altro è creare buona musica prima di tutto.

Già dal titolo del vostro nuovo album, U.M.A. (Uomini, Macchine, Anime), si intuisce un collegamento importante fra la sfera dell'essere umano e del robot. In quale direzione si evolve questo pensiero e quali sfere tematiche (etiche, scientifiche) tocca?

Come accennato prima, questa è un po' la base del nostro concept: il rapporto tra l'uomo e la tecnologia. La nostra non è una vera e propria presa di posizione a favore o contraria, sono più che altro delle domande che ci poniamo; la tecnologia può essere sia una fattore positivo (maggiore benessere in generale, aspettativa di vita) che negativo (alienazione, maggiore controllo/influsso su di ognuno da parte di terzi, aumento della capacità distruttiva), ma in realtà sta tutto nelle mani dell'uomo stesso: quali sono i rischi e quali i benefici?
Il mondo non è fatto di solo bianco/nero o buono/cattivo, esistono una miriade di sfumature. Se da una parte la tecnologia può portare benessere e nuove fonti di energia per esempio, dall'altra può essere un mezzo per appiattire le vite degli uomini e controllarli, o può portare a rischi di distruzione (una bomba H fa molti più danni rispetto ad un fucile, figurarsi un virus nanotecnologico autoreplicante) fino addirittura all'autodistruzione.
Ma questi non sono meriti o colpe della tecnologia, le decisioni spettano sempre all'uomo. Ora e in futuro.

Parlando del concept mi viene in mente la splendida copertina. La contrapposizione uomo/macchina di per sè porta a immaginare ambientazioni alla Blade Runner, in un futuro molto lontano dal nostro. E' così oppure si nasconde un sottotesto più attuale nel vostro lavoro?

Le varie narrazioni nei nostri pezzi sono chiaramente ambientate nel futuro, questo si capisce fin da subito. In realtà se uno si ferma a pensarci veramente, le tematiche sono anche attuali: la tecnologia ci invade sempre di più, è sempre più presente intorno a noi. Non siamo ancora arrivati ai chip sottopelle, agli impianti neurali, alle protesi aggiuntive o ai ricambi d'organi (sintetici) per curarci e/o vivere più a lungo: non ci siamo arrivati ma non è che manchi poi così tanto! Ovviamente per arrivare ai viaggi nello spazio, a vere e proprie fusioni cibernetiche ecc, manca ancora parecchio tempo (chi lo sa, non si può mai dire! C'è già chi parla di viaggi per Marte nel 2018), ma i primi semi già ci sono, sta a noi - intesi come umanità tutta - farli germogliare e non farli morire o peggio far crescere le erbacce. Rendersene conto è il primo passo per affrontare coscientemente la questione e costruirci un futuro che non ci porti alla Los Angeles distopica di Blade Runner.
Questi concetti insomma non sono così distanti da noi, dal presente, non sono per forza rilegati ad un futuro molto lontano o ad applicazioni disponibili solamente fra secoli; anche perchè, guardandoci intorno, alla fine già ora moltissimi di noi non sono più "puri": tecnicamente chi ha un pacemaker non è forse un cyborg?