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recensioni29/11/2015A cura di: Daria
Max Gazzè
Maximilian
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Tracklist

  • 1. Mille volte ancora
  • 2. Un uomo diverso
  • 3. Sul fiume
  • 4. La vita com'è
  • 5. Nulla
  • 6. Ti sembra normale
  • 7. Disordine d'aprile
  • 8. In breve
  • 9. Teresa
  • 10. Verso un altro immenso cielo

Genere

Varie

Etichetta

Universal

Sito Ufficiale

http://www.maxgazze.it

Voto

8,5 su 10

Anticipato dal singolo che mi ha martellato in testa per giorni, è uscito il 30 Ottobre Maximilian, l'ultimo lavoro di Max Gazzè.

Maximilian: un disco scritto e pensato durante il fortunato tour de "Il padrone della festa" con gli amici e colleghi Fabi e Silvestri.

Un album di 35 minuti, e questo sicuramente farà storcere il naso a qualcuno, in realtà questo è un disco bello, ragionato e costruito alla perfezione.Le dieci tracce contenute sono un misto di sperimentazione e ritorno alle origini, sì, fan del Gazzè anni '80 gioite!

 

Il primo brano Mille volte ancora, con il suo tappeto elettronico ci introduce subito in questo nuovo mondo che Gazzè ha voluto ricreare, stessa sorte spetta a Un uomo diverso, che, nonostante sia più orecchiabile, prosegue il remake anni '80. Arriva poi la ballata Sul fiume, un brano evocativo, con una chitarra distorta e un pianoforte ad ammorbidirla.

La vita com'è, che ha anticipato il disco, sembra c'entrare poco con il resto, quasi un vezzo di Gazzè, che strizza l'occhiolino alla temutissima parola "commerciale" ma che lo fa con lo stile ricercato e curato del cantautore romano.

Nulla, che la segue, rimette il disco sui binari da cui era partito, facendo un grande uso degli archi che donano un gusto gotico al brano, Disordine d'Aprile ha un che di Battiato sia nella scrittura che nelle sonorità; In breve,con il suo arpeggio ipnotico contiene un estratto del testo di Alzo le mani, brano del fortunato trio Fabi Silvestri Gazzè, breve di nome e di fatto, dura solamente 2.32 minuti.

Ci avviamo verso la fine di questo disco con Teresa, pezzo in 4/4 che dopo La vita com'è, è uno dei brani che preferisco, perfetto negli arrangiamenti e nel testo, ironico, come solo Gazzè sa fare.

Verso un altro immenso cielo, chiude il disco: un piano a cui vanno ad unirsi poi dei violini, sembra quasi un congedo cinematografico, un brano da titoli di coda, due protagonisti che cavalcano verso l'orizzonte e Gazzè che si saluta con un inchino.

 

Forse non sarà il suo miglior disco, ammetto di essere rimasta perplessa anche io al primo ascolto, ma è sicuramente un buon lavoro, diverso da quello che ci capita di ascoltare in questo periodo, Gazzè con il suo ritorno al passato è riuscito a regalarci una ventata di novità.