Sezione recensioni
recensioni22/03/2015A cura di: Serena
Vanessa Van Basten
Ruins - Sketches and Demos
a2015_03_22_03_35_46_Cover_Vanessa Van Basten - Ruins_ Sketches and Demos.jpg

Tracklist

  • 1. Godfather (home demo 2007)
  • 2. All Cats Are Graves (home demo 2011)
  • 3. China 2
  • 4. (home demo 2006)
  • 5. Odyssey Song (demo version 2013)
  • 6. Lapsteel Intro (live excerpt 2010)
  • 7. Arbeit (collaboration demo 2010)
  • 8. Sketch
  • 9. (outtake 2010)
  • 10. Eldorado (outtake 2010)
  • 11. Wien/Cholinergic Part II (drone + outtake 2010)
  • 12. L'uomo Che Comprava il Tempo (demo version 2008)
  • 13. Bricks of Our Future (home demo 2008)
  • 14. Epic Victor (home demo 2007)
  • 15. Advent (Dead Can Dance cover 2013)

Genere

Metal

Etichetta

Solar Ipse

Voto

6,5 su 10

Il progetto Vanessa Van Basten si prende una pausa a tempo indeterminato dalle scene, ma prima di dire arrivederci (o addio) ci regala altri due album: il già citato Disintegration, di cui parlo in questa recensione, e una raccolta di brani che, per un motivo o per l’altro, sono stati esclusi dai diversi album che compongono il mosaico sonoro del gruppo/progetto. Ruins – Sketches and Demos vuole chiudere il cerchio avviato molti anni fa, completando il ciclo di uno dei progetti più interessanti dell’underground italico.

 

Ruins è variegato, come d’altronde dovrebbe esserlo una compilation di outtakes e rarità. Vi troviamo al suo interno l’evoluzione espressiva/sonora del progetto, contaminazioni ed influenze di grandi nomi della new wave come Dead Can Dance e The Cure, post-punk e drone. Insomma, un mix di idee, alcune ben riuscite (come Odyssey Song, probabilmente il pezzo meglio strutturato e costruito dell’intera opera) ed altre un po’ meno, ma comunque non prive di personalità (citiamo fra alcune 27 Bricks of Our Future, piuttosto materica ma grezza e non completamente sviluppata a mio avviso, o Arbeit, che a volte pare un po’ forzata ma non per questo non colpisce per la sua potenza compositiva).

 

Ruins sembra un po’ ricordarci cosa sono stati i Vanessa Van Basten in questi dieci anni di attività. Mi viene da definirla quasi una sorta di bigino di questo gruppo underground con l’innata passione nel dipingere con suoni sintetici atmosfere profondamente evocative. Lasciando perdere una valutazione prettamente oggettiva dell’album (che di per sé non è ottima ma non necessaria) mi piace pensare a Ruins come una sorta sintesi del sounds dei Vanessa Van Basten. Arrivederci a tempi migliori.