Sezione Live Reports
European Killfest Tour 2011 - 09/03/11
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Non sono chiacchiere quando con tutta consapevolezza affermo che un festival così non se ne vedeva da un pezzo.

Ad elevare all'ennesima potenza il mio entuasiasmo non è altro che il tanto atteso European Kill Fest 2011.

A gremire questa volta il Live Club di trezzo d'adda sono una miriade di proseiliti della vecchia scuola thrash, arrivati da tutt'Italia per godersi a tutto tondo gruppi come Heathen, Destruction e Overkill.

Dopo ore passate nel traffico congestionante e alla ricerca di un parcheggio mi trovo con dispiacere a bocca asciutta per aver perso il live degli After All.

Rammarico velocemente rimpiazzato dagli Heathen a cui è bastato poco per dare la prima fiammata al palco con la loro esibizione grazie soprattutto al loro ultimo genito "The evolution of Chaos", presentato in tutta la sua interezza.

A dare quindi inizio all'esibizione è la track di apertura "Dying Season", seguita a ruota da "Control By Chaos"; "Arrows Of Agony" per terminare egregiamente con "No Stone Unturned". Benchè, nel corso degli anni la quantità di produzione non sia stata la loro caratteristica peculiare , gli Heathen hanno dato del filo da torcere a molti gruppi ormai  assodati nell'ambiente. Il tutto ben condito da un approccio più che positivo nei confronti di tutti noi astanti coinvolgendoci anche nel pre Destruction.

Giusto il tempo per una boccata d'aria che il testimone passa ai Destruction, la cui presenza finimente arricchita da teschi, non ha fatto dubitare neanche un attimo del loro show. A spingere il tasto start a l'esibizione tutta tedesca è "Curse the Gods" che assieme alla dissacrante "Mad Butcher" ci porta nel lontano 1986, quando a fare la differenza erano solo un paio di dosi endovenose. Si perchè il trio germanico è talmente in forma che l'avanzo temporale pare sia solo un dettaglio.

A dare ancora fuoco e fiamme è "Armageddonizer" rincorsa con altrettanta ferocia da "Tears of Blood". E qui, non siamo neanche a metà del festival che il pubblico è impazzito quale fosse l'ultima possibilità per cui godere di tanto thrash allo stato puro, la cui sola sfortuna è quella di non riuscire singolarmente a riempire locali e palazzetti.

Al primo respiro davanti ai Destruction, l'unico mio pensiero era quanto potesse spaccare Schirmer dall'alto della sua maestosità e cosa  potesse fare Sifinger in tutta (o assente) interezza fisica e non solo.

Felicemente ricreduta di cotanza potenza riposta nelle sei corde del piccolo Mike veniamo catapultati nella quarta dimensione con tracce come "Thrash Till Death" e "Devolution" scortate da altrettanti pezzoni come "Bestial Invasion"; "Soul Collector" e "Hate Is My Fuel".

Non da meno è la presenza di Vaaver, la cui batteria accompagna selvaggiamente e degnamente anche pezzi quali "Nailed to the Cross". Qui, all'esecuzione di questa penultima traccia le parole sono solo lettere prive di significato ed inesattezza di fronte al caos generato, allentato solamente (all'apparenza) da "The Butcher Strikes Backhe" che mette la parola stop allo spettacolo,perché solo cosi si può definire.

Dopo una breve ed estenuante attesa, alle 22.30 ecco entrare gli Headliner della serata nonché i grandi Overkill. Che dire? Questi fanno ancora oggi, e sottolineo ancora oggi le scarpe a tutti, se il merito sia di qualche striscia di coca o della loro grinta non lo sapremmo mai. Tanti sono gli artisti che stimo, ma che purtroppo live non riescono a rendere più di tanto, non è il caso degli Overkill.

Il delirio parte con immediatezza  ad una velocità non indifferente con estratti dal loro nuovo disco “Ironbound” quali "The Geen and Black" e "Rotten to the Core". Per poi fare un salto nel passato con "Wrecking Crew" o "Infectious", successive tracce in scaletta. E di nuovo dall'ultimo nato in casa Overkill come "Bring me the night"

A questo punto, sfido qualsivoglia individuo a fermare un thrasher, nuovo adepto o della vecchia scuola sulle note di "Bastard Nation". La folla è in visibilio, le cervicali urlano e questi americani anni 80 non perdono un colpo.

L'entusiasmo non accenna a smorzarsi e gli Overkill non si lasciano certo sorpassare da stanchezza o distrazioni di alcun tipo concedendoci a noi affamati capolavori ulteriori come "Hammerhead"; "Ironbound" e "Blood Money".

Blitz sembra uscito direttamente dagli anni 80 a destrezza da palcoscenico: salta di qua e di la di la concedendosi ogni tanto qualche commento filopolotico, molto politico. A chiudere "Endless War"; "Hello from the Gutter"; " Give a Little" e "Old School",  lasciando tutti noi sfiniti, contenti e fieri ogni tanto di ospitare eventi un pò meno mediatici ma da spacca-terga come l'European Kill Fest.

Tornata a casa con i brividi!