Sezione recensioni
recensioni26/01/2013A cura di: Serena
Led Astray
Decades of Addiction
a2013_01_26_04_45_42_album-cover.ashx.jpg

Tracklist

  • 1. Intro
  • 2. Darkest Season
  • 3. Demon
  • 4. Wounds
  • 5. Rise of an angel
  • 6. Reaper of Fate
  • 7. Traitors of humanity
  • 8. Black Blood
  • 9. Story of a modern gladiator
  • 10. Ausverkauf
  • 11. Decayed privacy

Genere

Metal

Etichetta

Massacre Records

Voto

8 su 10

Prima recensione dell’anno dedicata ai Led Astray,  giovane gruppo tedesco dedito a un deathcore piuttosto estremo. Per arrivare preparata alla stesura di queste righe mi sono messa a spulciare un po’ per la rete e a leggere i commenti degli appassionati del genere, con l’obiettivo di farmi un’idea più completa sul loro sound. Risultato: ho trovato una recensione in cui si sparava (abbastanza) a zero su questo lavoro.

Ora non mi ritengo un’esperta di deathcore e compagnia bella, ma non sono d’accordo su quanto citato sopra: Decades of Addiction mi piace. Prima di tutto, il disco è ottimamente prodotto e la cover album è figa e di forte impatto. Sul versante artistico, i Led Astray propongono una commistione di diversi generi di stampo ‘core, con predilezione per i tempi mostruosamente veloci e i mosh incalzanti. Cosa che apprezzo del combo tedesco è quello di miscelare le diverse influenze senza creare fratture che sbilancino l’equilibrio di ogni pezzo. Sebbene qualche caduta di stile si possa scorgere (l’utilizzo di parti ‘corali’ in Demon, o il ritornello con clean voice in Rise of Angel), a mio avviso la scelta di sperimentare (e di rischiare) al di fuori delle solite soluzioni mi pare un buon punto di forza; senza contare che in questo modo si rende il progetto molto più coinvolgente all’ascolto di chi ritiene il genere troppo schematico e ripetitivo (la sottoscritta, ad esempio).

E’ ovvio che ogni recensione si basi sul gusto personale di chi sta dietro a un pc, ma a supporto di tante belle parole deve esservi una valutazione oggettiva. Personalmente non mi sento di criticare quest’album, sia perché frutto di un lavoro ben curato in ogni sua parte, sia perché si propone come manifesto di nuove idee e nuove concezioni in un panorama troppo di ‘moda’ e per questo ristretto a band che rispecchiano solo ciò che il mercato richiede.