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recensioni07/09/2012A cura di: Serena
Dead Cowboy's Sluts
The Hand Of Death
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Tracklist

  • 1. B.T.K
  • 2. Asylum Breakout
  • 3. I Will Hunt You Down
  • 4. Lusk
  • 5. Must Be Broken
  • 6. Criminal
  • 7. Purify By Fire
  • 8. This Hate
  • 9. Gates Of Perdition
  • 10. Skull Crusher
  • 11. Life, Death, And Its Painful Intervening Period
  • 12. The Hand Of Death Pt. 1
  • 13. The Hand Of Death Pt. 2
  • 14. Backdraft

Genere

Metal

Etichetta

M & O Music

Voto

8 su 10

Per chi, come me, rimpiange i tempi passati e i grandi gruppi. Per chi non sopporta le nuove leve, ragazzini con i capelli tagliati a zig-zag e la faccia piena di metallo (fosse questa la cosa più fastidiosa comunque!). Per chi il DEATH è stato e se n’è andato, seppellito da montagna di musica inutile e fin troppo melodica. Per tutti questi i Dead Cowboy’s Sluts possono sembrare una ventata d’aria fresca, un ritorno alle origini dei propri ascolti. Tanta nostalgia a sentire questo gruppo parigino, dedito al thrash-death nella loro prima fatica, The Hand Of Death. Debutto azzardato? Non direi. Nonostante la formazione abbia solamente due anni la band è matura e funziona. Il disco, benché scada nei soliti cliché di morte e depravazioni – come non commuoversi e ricordare gli album intrisi di sangue come quelli dei Cannibal Corpse o dei Carcass? – si presta all’ascolto delle vostre burbere orecchie, vecchie o giovani che siano. Un mix oscillante di tempi alla Slayer e chitarre alla Pantera fa da contorno alla voce screamer-hardcore del vocalist, una mazzata di tutto rispetto (non come certi urletti che si sentono nei nuovi pseudo generi -core che rasentano il ridicolo).  Il disco si dimostra abbastanza vario da non annoiare e trascinante nel suo genere. Fortunatamente compaiono alcune idee relativamente nuove che permettono al gruppo di non essere etichettati come “fatti con lo stampino” (qualche melodia, un paio di breakdowns, per dire le cose più evidenti;  ma punte di, senza mai eccedere in soluzioni trite e ritrite). L’unico consiglio? Osare di più e miscelare quell’impronta thrash con qualcosa di veramente… originale e pazzesco. E’ difficile e lo ammetto, ma trovo che gruppi come questo possano veramente diventare l’ago della bilancia in un panorama sempre più statico e sterile come quello della corrente decade.