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recensioni07/03/2012A cura di: Serena
De Profundis
The Emptiness Within
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Tracklist

  • 1. From the Depths
  • 2. Delirium
  • 3. Silent Gods
  • 4. This Wretched Plague
  • 5. Twisted Landscapes
  • 6. Release
  • 7. Dead Inside
  • 8. Parallel Existence
  • 9. Unbroken (A Morbid Embrace)

Genere

Metal

Etichetta

Kolony Records

Voto

7 su 10

Ultimamente, nel metal estremo, l’essere “trasgressivi” non significa essere più veloci o più distorti, ma elaborare in maniera sapiente generi diversi in un elegante contrappunto di idee. Chi vi riesce guadagna fama in ambienti ancora – ma non troppo – underground, ma coloro che falliscono si mostrano stucchevoli e pesanti. I De Profundis ci provano con “The Emptiness Within”, lanciando sul mercato un lavoro molto buono, ma non rischiano abbastanza da fare il salto di qualità.

 

I De Profundis si mostrano, con questa ultimo full-lenght, come un gruppo MDM con una miriade di influenze diverse (dal black al progressive per intenderci, e già questo presuppone un prodotto interessante). Inoltre, leggendo le infos sul combo londinese colpiscono i professionisti che hanno curato la loro produzione (nomi del calibro di Tim Turan, che ha lavorato per Motorhead ed Emperor), aumentando le aspettative per il loro ultimo risultato in studio.

 

Eppure sembra che manchi qualcosa per raggiungere gli alti livelli che ci si aspetta con tutti questi altisonanti nomi. In particolare, la produzione del cd mi lascia perplessa: un disco di questo tipo dovrebbe possedere una buona dose di bassi eppure la sezione ritmica è come nascosta e ovattata dal resto del gruppo, mentre i clean delle chitarre sono leggermente fastidiosi. Una nota sugli assoli: benché tecnicamente elaborati solo alcuni danno un vero impatto emotivo (ad esempio in “Delirium”), mentre gli altri risultano riempitivi molto ben riusciti ma privi di particolare intensità. Molto bene il vocalist Craig Land che con il suo potente growl getta le fondamenta delle canzoni, ma le parti pulite sono da eliminare: non si comprende se il suo obiettivo sia quello di esprimersi con una tecnica vocale differente per dare dinamicità ed espressività all’opera, oppure se tenti in qualche modo di imprimere un marchio drammatico all’intera scena, descritta con la musica. In entrambi i casi non sembra aver raggiunto un buon risultato: le parti risultato piatte e statiche. Nel complesso il cd è fatto bene e ben eseguito, i musicisti sono preparati, hanno buone idee e interessanti arrangiamenti, eppure manca quel qualcosa che faccia scattare la scintilla e mi permetta di dire: sono arrivati.

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