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recensioni19/11/2010A cura di: Daria
Maroon5
Hands all over
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Tracklist

  • 1. How
  • 2. Never Gonna Leave
  • 3. Wasted Years
  • 4. Last Chance
  • 5. Don't Know Much About That
  • 6. Out of Goodbyes
  • 7. I Can't Lie
  • 8. Give a Little More
  • 9. Misery
  • 10. Stutter
  • 11. Hands All Over

Genere

Pop

Etichetta

Universal

Sito Ufficiale

www.maroon5.com

Voto

8,5 su 10

“Se il primo album era un riflesso del mio amore per Stevie Wonder e il secondo ricordava Prince e i Police, il terzo non s'ispira a nessuno. È solo magnifico pop!” così Adam Levine descrive il terzo disco dei Maroon 5 Hands All Over.  Per questo album  la band si avvale dell’ esperienza di Mutt Lange, collaboratore di nomi storici della musica come AC/DC e The Car e firmatario di successi multi-platino come Hysteria di Def Leppard o Come on over della consorte Shania Twain. Il grande “maestro” (come nell’ambiente viene definito) Lange imprime al sound di questo cd un respiro maggiore e ne cresce la portata, facendolo ben fluttuare tra ispirazioni, orientamenti e spunti diversi e rendendolo un concentrato affresco policromo. Le tinte -quelle pop- sono tutte presenti e ben vivide: ci sono tutti i chiaroscuri dell’R’N’B, con i ritmi cadenzati e le melodie viscerali; c’è l’impatto aggressivo del rock; ci sono le sfavillanti luci del tecno e l’influenza fluo della musica anni ’80; ci sono le tinte pastello delle ballate e dei piani. Ed è proprio una melodica ballad ad aprire il cd: si tratta della romantica “How”, con la sua chitarra di sottofondo, la voce modulata, gli interrogativi sull’amore e sulle sue granitiche certezze/incertezze. Si prosegue poi con “Never Gonna Leave This Bed” in cui a respirarsi è il tipico sound cui la band, sin dai suoi esordi e sin dal successo di “This love” ci ha abituato. Attraverso le romantiche “Wasted Years” e “Last Chance” e le vibrazioni classiche -così soul e piene di anima- di “Don’t Know Much About That”, si arriva alla seconda ballad del disco, “Out of Goodbyes”, country misto a contributi musicali e vocali dai ‘chart-toppers’ di Nashville Lady Antebellum che avvolgono con le cadenze morbide delle percussioni e il cantato quasi sussurrato a due voci. Il ritmo riprende poi quota grazie al quasi rap di “I Can’t Lie”: perfetto esempio di riuscito equilibrio di ritmo, batteria, leggerezza e voce. “Give Me a Little More” si apre invece con un arrangiamento apertamente dichiarato anni ’80 di ispirazione pop-dance-tecno. Il tutto a fare da traino a “Misery” non affascina e non brilla. Il disco riprende invece quota con lo stile rock-rap di “Shutter”- scatenata e piena di ritmo.A chiudere il tutto, poi, la traccia che dà nome all’intero album, “Hands All Over”, con l’esplosiva miscela di R’N’B, rock e rap -arrabbiato e cadenzato, viscerale e profondo nei suoi passaggi di cori, chitarra elettrica e batteria. Hands All Over,  è un concentrato di pop patinato e lussureggiante, sontuoso e privo di spigoli.