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recensioni29/03/2010A cura di: Lilou
The.Main.Attraction
In spite of all
In spite of all__

Tracklist

  • 1.
  • 2. Tic - toc
  • 3. Everybody knows
  • 4. Broken record player
  • 5. Stand where the action is
  • 6. Grey noises
  • 7. Diesel band
  • 8. Man of the match
  • 9. Chandra
  • 10. In your face (demo version)

Genere

Rock

Etichetta

Antstreet

Voto

7
I THE.MAIN.ATTRACTION (con i puntini in mezzo) sono una band “emergente” di Roma. Metto emergente tra virgolette perché il cantante, autore dei testi e della musica della band, ha una lunga esperienza da musicista, e si sente. Il gruppo è nato proprio da una sua esigenza. Già in tenera età Ronnie ha scoperto la passione per la musica e dopo vari tentativi in cover band, non molto entusiasmanti ma sicuramente formativi, inizia a scrivere pezzi originali. A quel punto l’unica cosa che gli mancava era una band. Si mette quindi alla ricerca dei suoi musicisti, che seleziona e sceglie con grande attenzione: ciccio, Jungle hat, Alex the viking e Frankie.



La scelta di nomi anglosassoni, tranne il batterista, li posso capire per una questione di “prosecuzione della razza punk-rock”, si rispetta una consuetudine, anche perché titoli e testi dei The.main.attraction sono in inglese. Anche la musica rispetta i canoni del rock, ma credo sia giunto il momento di trovare un’altra via, una via che non posso trovare io, è un compito che spetta alle band emergenti. Sono un po’ stufa di nickname e musica sempre uguale. Quello che so è che ho voglia/bisogno di essere stupita.



In questo caso lo sono stata, inizialmente. Per una volta la pronuncia dell’inglese non mi ha infastidita, il ritmo è impetuoso e i pezzi sono molto orecchiabili. Mi è piaciuto subito.

Ma ora che sono arrivata al sesto o settimo ascolto mi scopro un po’ annoiata, e voglio capire il perché.

Ho ascoltato più volte il loro album d’esordio, “In spite of all”, e ogni volta sentivo l’eco di un gruppo diverso: I Korn nell’inizio di “Everybody knows”, i Sex pistols nonché i Clash un po’ ovunque, poi i Linkin Park e Ray Parker Jr. in “Diesel band” (in particolare l’inizio ghostbustersiano), i Green day e di nuovo i Korn in “Grey noises”.

Questo potrebbe essere un loro pregio.. ma anche un loro difetto. E’ giusto prendere spunto, ma poi bisogna trovare la propria via senza stare a ripetere e ripetere sempre la stessa musica.



Ma nonostante questo: i tempi vengono rispettati, sono energici e acidi quanto basta e, come già anticipato nelle prime righe, si sente esperienza.

Da ascoltare assolutamente “ Broken record player” e “Man of the match”.

C’è ancora un po’ di lavoro da fare, ma le premesse per un qualcosa di buono, anzi, di molto buono ci sono tutte!

Sarei curiosa di vederli live e magari ci sarà l’occasione all’Heineken Jemmin Festival, se passeranno le selezioni. Sono sicura che hanno una buona capacità scenica e che sanno coinvolgere lo spettatore che non li conosce, anche per la facilità di coinvolgimento che hanno dal primo ascolto.